4 giugno 2020
Aggiornato 17:30
La proposta del centrosinistra

Reddito di cittadinanza, anzi no di «autonomia»: ecco il modello Piemonte

La proposta prevede un contributo di 7200 euro l'anno, circa 600 euro al mese, a chi ha perso il lavoro, non l'ha mai avuto, è precario o sottoccupato. A beneficiarne, i residenti in Piemonte da almeno 36 mesi con un reddito al di sotto degli 8 mila euro

TORINO - Entro la fine dell'anno il Piemonte potrebbe essere la prima regione italiana a introdurre un assegno per tutte quelle persone che si trovano sotto una certa soglia di reddito: reddito di «autonomia» l'ha chiamato il suo primo firmatario, Marco Grimaldi, capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà al Consiglio Regionale del Piemonte. Non reddito «garantito», non «minimo» e nemmeno «di cittadinanza», ma di «autonomia», proprio perché, sostengono i promotori, sarà concesso a chi economicamente non è autonomo.

Dati allarmanti sull'occupazione
«I dati sulla disoccupazione e sulla precarietà in Piemonte sono allarmanti» spiega Grimaldi. Secondo gli ultimi dati Istat, le persone in cerca di occupazione in Piemonte erano 226mila nel 2014, con un aumento di 17mila unità sull’anno precedente. Il tasso di disoccupazione è dell’11,3% circa ed è cresciuto in maniera esponenziale nel 2014, soprattutto per i giovani fino a 24 anni, dove è salito dal 14-15% all’attuale 42,2% (da 20mila a oltre 50mila ragazzi in cerca di lavoro). I cosiddetti Neet, quelli che né studiano né lavoro, si stimano intorno ai 140mila. Ancor più grave è la fotografia dei cosiddetti working poor: in Piemonte, come in tutta Italia, nel 2014 il 38% dei lavoratori con contratti precari e il 12,3% dei lavoratori standard vivono al di sotto della soglia di povertà relativa.

L'1% degli italiani ricchi detiene il triplo del 40% più povero
In Italia dalla metà degli anni '80 a oggi la disuguaglianza economica è cresciuta del 33%, dato più alto fra i Paesi avanzati, la cui media è del 12%. Oggi nel nostro Paese l'1% delle persone più ricche detiene il 14,3% della ricchezza nazionale, praticamente il triplo rispetto al 40% più povero. Dal 2008 gli italiani che versano in povertà assoluta sono quasi raddoppiati fino ad arrivare a oltre 6 milioni, rappresentando quasi il 10% dell'intera popolazione. Dieci milioni di concittadini vivono in condizione di povertà relativa, sei milioni in condizione di povertà assoluta.

Come funziona il reddito di autonomia e chi ne ha diritto
La proposta del centrosinistra piemontese prevede un contributo di 7200 euro l'anno, circa 600 euro al mese, a chi ha perso il lavoro, non l'ha mai avuto, è precario o sottoccupato. Se la legge passa, a beneficiarne saranno i residenti in Piemonte da almeno 36 mesi, con un reddito al di sotto degli 8 mila euro, tetto che si pone esattamente a metà strada tra i limiti di povertà assoluta (6 mila euro) e relativa (10 mila) fissati dall'Istat. Per una famiglia la soglia è di 15 mila euro, e l'Isee non deve superare i 20.956 euro. Una durata massima per l'erogazione del contributo non c'è, ma, afferma Andrea Appiano del Pd, è ovvio che «se dovessimo dare l'assegno alla stessa persona per molti anni vorrebbe dire che il provvedimento non ha funzionato». Il reddito d'autonomia è garantito fino a quando non si trovi un nuovo impiego e solo se si frequentano percorsi di formazione e si accettano le offerte dei centri per l'impiego. «C'è il vincolo dell'offerta congrua - ha precisato Grimaldi - ma è chiaro che chi godrà dell'assegno dovrà dimostrare ogni sforzo per tornare sul mercato del lavoro perché l'obiettivo non è l'assistenza, ma contrastare la povertà e consentire alle persone di vivere in modo dignitoso».

Le altre regioni che si stanno muovendo
Ci sono già altri esempi virtuosi a livello regionale, ma questo del Piemonte è un modello più adeguato e più avanzato di intervento: in Emilia Romagna ad esempio esistono programmi per la sperimentazione del reddito minimo «di inserimento», in Sardegna è previsto un reddito di cittadinanza, il Friuli offre un bonus fino a 550 euro netti al mese a diecimila tra i friulani più poveri. La Regione Campania ha istituito «in via sperimentale il reddito di cittadinanza», nel Lazio si parla di «reddito minimo garantito: sostegno al reddito in favore dei disoccupati, inoccupati o precariamente occupati» e in Lombardia dovrebbe arrivare presto un sostegno di 700 euro.

Ce lo chiede l'Europa...
L’introduzione del reddito di autonomia del Piemonte sarebbe anche in linea con la risoluzione del Parlamento Europeo, che chiede agli Stati membri di inserire questa misura pari al 60% del reddito mediano nazionale. L’Italia è tra i pochissimi Paesi europei, insieme alla sola Grecia, a non avere alcuna forma di tutela di ultima istanza. Siamo persino inadempienti rispetto all’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea.

La proposta del M5s
Intanto, in Piemonte dovrebbe arrivare a breve anche la proposta del Movimento 5 stelle per un «reddito di cittadinanza» di 800 euro per 36 mesi per chi vive in condizione di povertà assoluta, tenendo conto del numero di famigliari a carico. I requisiti prevedono: cittadinanza italiana o residenza in Piemonte da 5 anni, partecipazione almeno all'80% della formazione professionale, obbligo di accettare ogni offerta di lavoro compatibile e partecipazione ai progetti di utilità collettiva organizzati dagli enti locali. La copertura finanziaria, 60 milioni di euro, dovrà essere garantita da fondi regionali, statali e europei.

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