21 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Preoccupa il rallentamento della Cina

Confindustria: «C'é il rischio di una "stagnazione secolare" per l'economia mondiale»

Le previsioni di aumento del Pil globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni, ricorda il CSC, da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 a un +3,9% previsto nel 2015

ROMA (askanews) - L'economia mondiale rischia di finire in una «stagnazione secolare» per gli effetti dei cambiamenti demografici e per la forte contrazione degli investimenti. E' quanto riferisce il Centro Studi di Confindustria.

L'andamento del Pil globale è deludente
Le previsioni di aumento del Pil globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni, ricorda il CSC, da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 per i cinque anni successivi a un +3,9% previsto nel 2015 (FMI). Per quest'anno nell'arco di 12 mesi le stime sono state abbassate dal 4,0% al 3,3%. Il rallentamento è maggiore nelle economie emergenti strutturalmente: dall'inizio della crisi le prospettive di crescita sono diminuite di mezzo punto percentuale nei paesi avanzati (da +2,6% medio annuo nel 2008 a +2,1% nel 2015) e di quasi due punti in quelli emergenti (da +7,0% a +5,1%).

Rischio al ribasso per il rallentamento della Cina
Nelle stime CSC, l'aumento del PIL mondiale è deludente: nel 2015 +3,2% e nel 2016 +3,6% rispetto al +5,1% osservato nel periodo pre-crisi (media annua nel 2002-2007). Secondo Confindustria aumentano poi i rischi al ribasso derivanti da un rallentamento più brusco della Cina e degli altri maggiori emergenti. Dietro la frenata mondiale, secondo la ricerca del Centro Studi, ci sono gli effetti della crisi economica sugli investimenti. Questi ultimi erano pari al 22,8% del PIL dei paesi avanzati negli anni 2000-2007 e sono scesi al 20,6% nel quinquennio 2010-2014. In Italia questa quota è scesa addirittura da 21,6% nel 2007 al 16,9% nel 2014.

Verso una "stagnazione secolare" dell'economia
Altri elementi sono il rallentamento demografico e l'invecchiamento della popolazione, che fa diminuire la quota di persone in età lavorativa. Infine il minore impatto stimato delle nuove tecnologie sulla produttività sono molto persistenti. «Ciò abbassa il sentiero di crescita dell'output potenziale, verso cui il PIL tende nel lungo periodo - sottolinea il CSC - tanto che alcuni economisti parlano di 'stagnazione secolare'». «Tuttavia - conclude Confindustria - soprattutto nei paesi avanzati, un esito effettivo è possibile, ma dipende molto dal mix di interventi pubblici che verranno adottati per rilanciare la crescita e innalzare il tasso di sviluppo potenziale dell'economia. È fondamentale sostenere la domanda, soprattutto di investimenti; stimolare l'attività di ricerca e sviluppo; procedere con le riforme strutturali; adottare una vera politica industriale coerente con la riscoperta del ruolo centrale del manifatturiero».