18 ottobre 2019
Aggiornato 06:00
Per aprire un birrificio bastano 30mila euro

Boom della birra artigianale, produzione triplicata in quattro anni

Il mercato cresce a un ritmo costante nonostante le accise, la difficoltà di penetrare la grande distribuzione, la concorrenza dei big del settore

RHO (askanews) - Vola in Italia il mercato della birra artigianale, crescono i consumi e il numero di operatori del settore, con una produzione triplicata negli ultimi quattro anni, passata dal 1,1 per cento del totale di birra al 3,3 per cento. Un'opportunità di fare impresa che attrae, anche in questi tempi di crisi, giovani imprenditori, che possono aprire una piccola attività già con 30-40mila euro di investimento.

In forte espansione il mercato della birra
Secondo il Rapporto di ricerca commissionato da Unionbirrai ad Altis (Alta Scuola Impresa e Società) dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, presentato oggi ad Expo 2015, Il mercato cresce nonostante le accise, la difficoltà di penetrare la grande distribuzione, la concorrenza dei big del settore. Sia per fatturato (oltre il 60% dei birrifici guadagna tra i 100 mila e gli 800 mila euro) sia per dimensioni (oltre il 51% si avvale di personale a tempo indeterminato), e volumi di birra prodotti, ossia 445 mila ettolitri in media in un anno sul territorio nazionale.

Un settore attraente per i giovani imprenditori
Un mercato in fermento «perché la birra artigianale è un prodotto che risponde a molte esigenze del consumatore: genuinità, certezza della provenienza e dei metodi di lavorazione e qualità delle materie prime», ha spiegato Simone Monetti, direttore generale di Unionbirrai. Un settore che può essere attrattivo, anche in questo momento di crisi, per i giovani imprenditori: «Lo dicono i numeri - ha aggiunto - E' un settore difficile, affollato, ma lo spazio c'è. Anche se l'investimento si ripaga in anni. Si può partire da trenta, 40mila euro, ma per arrivare a regime e renderla un'attività interessante si parla dei 300mila in su. Micro ma non troppo. L'investimento c'è ma si produce relativamente poco. Alla base ci deve essere la passione» per affrontare un processo produttivo e di commercializzazione ostacolato da una «burocrazia enorme e dalle difficoltà di accesso al credito. E il fatto che come consumatori siamo gli ultimi in Europa».

Impennate di numeri sulla produzione nazionale
Le stime, ricavate da un campione di 63 imprese - microbirrifici, brew pub e beer firm - interpellate via mail o vis a vis durante eventi fieristici tra maggio e giugno 2015, rivelano impennate di numeri sui rispettivi fronti produttivo e qualitativo. Il trend di crescita costante, +18,3% rispetto al 2011, anno del primo Report ALTIS, si evince dai dati relativi al grado di saturazione della capacità produttiva. Rispetto alle edizioni precedenti il questionario del 2015 ipotizza in partenza un aumento considerevole della produttività e mira diretto a conoscerne il livello. I risultati sono all'altezza delle aspettative, quasi 1 birrificio su 2 (46,9%) ha dichiarato di aver saturato la capacità produttiva e di essere dunque vincolato a nuovi investimenti. Gli importanti margini di crescita si devono in via generale al raggiungimento di una maggiore efficienza in fase produttiva e ad un'effettiva capacità di collocare volumi più ampi sul mercato.