20 settembre 2019
Aggiornato 18:30
Fatta con i residui della canna da zucchero

Coca-Cola presenta PlantBottle: la bottiglia fatta al 100% con materiali vegetali

Il marchio ha fatto conoscere in anteprima ad Expo 2015 il suo imballaggio prodotto senza una goccia di petrolio, con il quale vuole sostituire tutte le sue plastiche in polietilene tereftalato fabbricate con polimeri derivati da combustibili fossili entro il 2020.

MILANO – Coca-Cola ha presentato ad Expo 2015 la sua bottiglia fatta al 100 per cento di materiali di origine vegetale. Con questo nuovo imballaggio il marchio americano punta a dire addio alle plastiche in polietilene tereftalato (Pet) prodotte con polimeri derivati dal petrolio entro il 2020. Un importante contributo all'ambiente se si pensa che nel mondo sono prodotte ogni anno 500 miliardi di bottiglie in Pet, di cui circa 25 miliardi vengono commercializzate da Coca-Cola.

UN PROGETTO INIZIATO Nel 2009 - Katherine Schermerhorn, direttrice del progetto ha spiegato: «Tutto è iniziato nel 2009, quando lanciammo il Pet al 30 per cento vegetale: di quello ne sono stati venduti 35 miliardi di esemplari in 40 diversi Paesi». Grazie a questo primo step del brevetto PlantBottle, che sfrutta i residui delle coltivazioni di canna da zucchero, in 6 anni si sono risparmiati più di 113 milioni di litri di petrolio e si sono evitate più di 270mila tonnellate di emissioni di anidride carbonica, l’equivalente della combustione di più di 630mila barili di petrolio, quanto bruciato da 57084 automobili. In Italia le prime PlantBottle sono comparse sugli scaffali nel 2014 quando Lilia, la famiglia di acque minerali naturali imbottigliate da Fonti del Vulture ha adottato l’innovativo packaging per le bottiglie in Pet da 1,5L e 2L di Lilia Giovane e Lilia Fonte Tavina. Questo particolare Pet sviluppato da Coca-Cola, a differenza di altri imballaggi plastici di origine vegetale può essere processata in impianti di riciclaggio esistenti, senza contaminare il Pet tradizionale. Quindi il materiale della PlantBottle può essere usato, riciclato e riutilizzato più e più volte.

LA NUOVA BOTTIGLIA AL 100% NATURALE - L'azienda non si è accontentata e ha proseguito a investire nel progetto per bottiglie «green» al 100 per cento, ha continuato Schermerhorn: «La rivoluzione era eliminare il 70 per cento fatto con combustibili fossili e ci siamo riusciti. Avere materiali interamente di origine vegetale è una sfida che dal 2012 - nella Bioplastic Feedstock Alliance - vede al nostro fianco il Wwf e altre aziende come Nestlè, Ford e Nike». Per ora non si può sapere quando Coca-Cola potrà iniziare a distribuire le nuove PlantBottle, ma la bottiglia a petrolio zero esiste ed è già stata approvata dalle autorità sanitarie. «Gli aspetti legali non sono secondari – ha concluso Schermerhorn - ma ad essere enorme è l’impatto che la novità può avere su scala globale. Le nuove generazioni, dai «millennial» in poi, usano sempre più le bottiglie in plastica, che già oggi rappresentano il 60 per cento delle confezioni che vendiamo nel mondo».  

DALLA CANNA DA ZUCCHERO ALL'ETANOLO - La plastica di PlantBottle è ricavata dall'etanolo brasiliano grazie a un procedimento che converte la canna da zucchero in glicole etilenico (o mono etilenglicole, Meg). La materia prima proviene solo da produzioni sostenibili in Brasile, dove l’irrigazione avviene principalmente con acqua piovana e si fa ricorso unicamente a fertilizzanti organici. Le piantagioni fornitrici si trovano lontano dalla foresta pluviale amazzonica e il loro impatto sulla biodiversità è molto contenuto, grazie alle buone pratiche di coltivazione. Coca-Cola ha ricordato come l’utilizzo di plastica riciclata faccia risparmiare l’80-90 per cento in termini energetici rispetto all'impiego di plastica nuova, un'opportunità enorme per le aziende visto che solo il 5 per cento di tutti i rifiuti plastici sul Pianeta è riciclato.