17 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Un carburante più pulito e molto meno caro

Gas naturale liquido per rifornire le navi, Genova ci crede

Entro il 2025 anche in Italia i principali approdi dovranno dotarsi di infrastrutture per «fare il pieno» di Gnl alle imbarcazioni, come stabilito dall'Ue. Il porto ligure è il primo in Italia ad aver inserito un progetto del genere nel proprio piano regolatore, che sarà presentato nella riunione del Comitato portuale programmata per fine mese.

ROMA – Entro il 2025 anche in Italia i principali porti marittimi dovranno dotarsi di infrastrutture per il rifornimento e lo stoccaggio di gas naturale liquido, come stabilito dall'Unione europea. Il porto di Genova è il primo in Italia ad aver inserito un progetto del genere nel proprio piano regolatore portuale, che sarà presentato nella riunione del Comitato portuale programmata per fine mese.

LA DIRETTIVA EUROPEA - Nella direttiva comunitaria «Energia pulita per il trasporto», l'Ue ha deciso che «vengano installate stazioni di rifornimento di Gnl nei 139 porti marittimi e interni della rete centrale transeuropea rispettivamente entro il 2020 e il 2025» e che i Paesi membri hanno acquisito «la flessibilità di scegliere autonomamente quali porti devono essere attrezzarti», ha detto il portavoce della Commissione europea, Hugues Van Honacker lo scorso ottobre. Inoltre è stato ribadito il divieto, a partire da quest'anno per il Nord Europa ed entro il 2020 su tutti i mari in cui ha competenza l'Ue, di utilizzare combustibili per uso marittimo con tenore di zolfo superiore allo 0,1 per cento.

L'OPPORTUNITA' DEL GNL - La scelta di Bruxelles ha seguito la revisione della convenzione Marpol (International convention for the prevention of pollution from ships) da parte dell'International maritime organization (Imo, agenzia Onu), che nel 2008 ha stabilito che dal 2015 tutte le imbarcazioni che navigheranno nelle zone «Sulphur emissions control area» (Seca), Mar Baltico, Mare del Nord, coste del Nord America e Caraibi, non potranno bruciare carburanti con tenore di zolfo superiore allo 0,1 per cento. Entro il 2020 invece, l'Imo ha decretato che la soglia di zolfo tollerata nei combustibili per uso marino dovrà essere pari allo 0,5 per cento (oggi è del 3,5%). Per queste ragioni quindi sempre più armatori dovranno giocoforza utilizzare combustibili meno inquinanti, come il Gnl appunto, che non richiede la sostituzione dei motori diesel e che ha il vantaggio di essere competitivo anche come prezzi (costa tra il 50 e il 15% in meno rispetto ai vari tipi di gasolio). Grazie alla tecnologia dual fuel è possibile convertire un motore tradizionale in uno in grado di alimentarsi anche a metano, con grazie ad un kit simile a quello già utilizzato sulle autovetture.

LA SITUAZIONE ITALIANA - Per ora in Italia è stato portato a termine un solo rifornimento di Gnl «di prova», al porto di Civitavecchia, il primo di tutto il Mediterraneo centrale. Il rimorchiatore m/t Bokn diretto in Norvegia ha fatto il suo pieno di Gnl nel Lazio, grazie a un’autobotte parcheggiata a bordo molo all’interno della darsena di Sant'Egidio. Il test è servito alle autorità portuali per comprendere meglio le capacità del porto in vista della futura costruzione di un centro di bunkeraggio di gas liquefatto. Intanto anche a La Spezia c'è un progetto, il Green Fleet, per realizzare una stazione di rifornimento di gnl. Il suo portavoce è il comandante di fregata Pasquale Tripodi, di servizio presso lo Stato maggiore a Roma. Come ha spiegato lui stesso ad un quotidiano locale, «La Spezia sarebbe semplicemente perfetta per mettere in pratica il progetto» perché nei pressi c'è già un rigassificatore, quello di Panigaglia, e un'area portuale che ha spazi per questo tipo di infrastrutture, che non andrebbero a «occupare le preziose aree del porto commerciale».