26 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
È scontro. I farmacisti denunciano un compolotto delle multinazionali

Gullotta: Federfarma pretestuosa, la liberalizzazione è minima

Continua la guerra tra farmacie e parafarmacie. Stavolta è Federfarma ad attaccare e lo fa rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il problema è ancora il ddl Concorrenza del ministro Guidi, in cui si prevedono diverse modifiche allo status quo, ma i parafarmacisti non ci stanno e si fanno sentire.

CATANIA«Quello che il Governo sta facendo intacca in minima parte il monopolio delle farmacie, e già in questa minima parte vediamo le barricate che sta alando Federfarma, il che è assurdo. Il fatturato medio di una farmacia è per il 77% costituito dal farmaco di fascia A e nessuno lo sta toccando». Così il presidente della Federazione nazionale delle parafarmacie italiane, Davide Gullotta, in risposta alla lettera che Federfarma ha inviato al premier Renzi, chiedendo che dal ddl Concorrenza venga estromessa la questione della liberalizzazione dei farmaci di fascia C. «Il monopolio, dunque, resta in esclusiva nella mani delle farmacie», continua Gullotta.

VOCI INFONDATE SULLE LIBERALIZZAZIONI - A proposito delle polemiche che si sono alzate attorno alla vicenda, il presidente di Fnpi, afferma: «Quello che mi lascia esterrefatto per non dire a dir poco arrabbiato è vedere certe dichiarazioni, che sfiorano il procurato allarme del presidente di Federanziani o delle associazioni oncologiche, che affermano che liberalizzare il farmaco di fascia C sarebbe pericoloso per la salute, perché la gente potrà fare abuso di farmaci eccetera. In una parafarmacia, innanzitutto, c'è sempre un farmacista iscritto all'ordine professionale, che poco prima lavorava in una farmacia o dirigeva o era proprietario di una farmacia». Inoltre, dettaglio da non trascurare, «il farmaco di fascia C viaggia con obbligatorietà di ricetta. Cioè il farmaco di fascia C è definito come un farmaco non a carico del sistema sanitario nazionale, ma con obbligo di ricetta già di per sé. La liberalizzazione di questo farmaco vuol dire non levare l'obbligatorietà di ricetta, ma vuol dire semplicemente che può essere venduto al di fuori della farmacia e, nello specifico, nella parafarmacia o comunque alla presenza di un farmacista. Dire che questo determina un abuso è una falsità, perché solo con la presenza della ricetta il farmaco può essere dispensato. Quando un presidente di Federanziani afferma che c'è il rischio della salute, sono voci false, vergognose e che fanno vergogna alla loro categoria professionale».

IL MONOPOLIO DEI FARMACISTI - Entrando nel dettaglio, Gullotta spiega che «la fascia C rappresenta il 16% del fatturato dei farmaci di una farmacia media. La liberalizzazione del 16% determinerebbe per loro un calo ridicolo, anche perché potrebbero continuare a venderlo, ma potranno dispensarlo anche le parafarmacie. Se noi guardiamo al farmaco SOP o OTC liberalizzato, il 93% del farmaco continua ad essere distribuito attraverso la farmacia, quindi non hanno perso nulla in termini di fatturato. Le dichiarazioni di Federfarma sono assolutamente pretestuose».

COSA SUCCEDE ALL'ESTERO - Facendo un parallelismo con l'estero, inoltre, il presidente di Fnpi, afferma: «Come mai in Belgio, dove c'è la libertà assoluta di aprire una farmacia, come in Germania – dove non c'è una liberalizzazione di una minoranza dei farmaci –, un farmacista può aprire una farmacia e addirittura i dipendenti sono pagati tre volte quello che vengono pagati in Italia, come mai le farmacie non falliscono? Sono normalissimi esercizi lì. È un fatto assolutamente matematico, i dati sono incontrovertibili. Forse perché in Italia i titolari delle farmacie sono stati abituati per decenni, ad avere un'attività in cui arrivavano soldi dello stato a fiumi e ora non sono capace ad adattarsi a questa situazione, perché sono abituati a gestire la farmaci come un bancomat».

QUELL'ASSURDA EREDITA' - In conclusione, Davide Gullotta aggiunge ancora: «Per me è assurdo che una concessione statale venga ereditata dal figlio senza che questi superi nessun concorso, detto ciò io trovo che questa liberalizzazione dei farmaci di fascia C è una liberalizzazione parziale, ma per noi è importante perché diventa significativa in un Paese in cui da 130 anni, dal 1888, non è possibile esercitare liberamente la professione di farmacista, a differenza delle altre professioni. Per noi è significativa, sì, però sicuramente non è una vera liberalizzazione del mercato del farmaco o dell'accesso alla professione. Bisognerebbe eliminare l'ereditarietà: il fatto che si erediti la professione è qualcosa di scandaloso».  

IL SISTEMA FARMACEUTICO NON FALLISCE (PURTROPPO) - «Le farmacie hanno paura di perdere il mercato della Fascia C e così si accaniscono presentando scenari catastrofici nell'eventualità che i farmaci con ricetta (a carico del consumatore) siano concessi anche alle Parafarmacie: è il momento di fare una volta per tutte chiarezza», afferma il presidente della Federazione nazionale delle parafarmacie italiane. Il contrattacco dei parafarmacisti arriva anche in risposta all'affermazione di Federfarma sull'automatico fallimento del sistema farmaceutico in conseguenza delle liberalizzazioni. Secondo Gullotta, infatti, «dopo otto anni dalla prima liberalizzazione le 17mila Farmacie italiane continuano a veicolare il 93% dei farmaci ad oggi venduti anche nelle parafarmacie».

RENZI COMBATTA IL MONOPOLIO - Nella diatriba si inserisce anche l'Associazione nazionale parafarmacie italiane, che preme sulle scelte del Governo affinché si proceda finalmente alle modifiche prospettate. Con Pierluigi Bersani il discorso veniva timidamente accennato, ma moriva poco dopo in un nulla di fatto. Anche il ministro della salute Balduzzi sembrava pronto a rivoluzionare il sistema farmaceutico, ma, ancora una volta, un pugno di mosche. «Nel 2015 – scrive il presidente dell'Anpi, Pietro Marino – incalzati dall'Europa lo scenario si ripete l'attuale ministro dello sviluppo economico Federica Guidi prova a mettere le mani sulle liberalizzazioni e come vengono nominate le farmacie arriva pronta la levata di Scudi dell'attuale ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Ad oggi a due anni dalle liberalizzazioni del governo Monti non è stata aperta nemmeno una sola farmacia in più».

L'ATTACCO DI FEDERFARMA - Continua, dunque, la guerra tra farmacie e parafarmacie. Stavolta è Federfarma – Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia – ad attaccare e lo fa rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il problema è ancora quella bozza del ddl Concorrenza portata avanti dal ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, in cui si prevedono diverse modifiche allo status quo. Quello che Federfarma contesta è, più esattamente, la liberalizzazione dei medicinali di fascia C, che verrebbero venduti anche nei supermercati con ricetta medica. A questo si somma la possibilità dell'aumento indiscriminato del numero di farmacie. Secondo Federfarma, in poco tempo il servizio farmaceutico verrebbe smantellato, togliendo la farmacia a venti milioni di Italiani che risiedono nelle arre più disagiate e periferiche del territorio, dove la farmacia rappresenta spesso l’unico presidio sanitario.

LA LETTERA AL PREMIER - Federfarma scrive al premier e chiede un intervento atto ad impedire che si proceda con quanto stabilito nel ddl. Il rischio è quello di offrire una cospicua corsia preferenziale a supermercati e parafarmacie, che trarrebbero grossi vantaggi dalle nuove misure. A beneficiare della nuova situazione sarebbero, secondo Federfarma, i grandi gruppi multinazionali, già pronti a sostenere anche mediaticamente la scelta della ministra Guidi: «Infatti, nel giro di pochi mesi si avrebbe la chiusura di moltissime farmacie, fagocitate dalla grande distribuzione. Con il risultato che il cittadino avrebbe a disposizione un minor numero di punti di accesso al farmaco, peraltro gestiti con logiche commerciali e speculative, collocati unicamente nelle zone commercialmente più redditizie», scrive Federfarma.

IN PERICOLO IL SERVIZIO FARMACEUTICO - Il servizio farmaceutico sarebbe vittima della riforma e uscirebbe devastato dalle modifiche previste. «Si tratta degli stessi Gruppi che, nei loro Paesi di origine, non sono riusciti a entrare nel mercato del farmaco e oggi vengono a fare shopping in Italia, per poi trasferire all’estero i profitti ottenuti – scrive ancora Federfarma – tali gruppi avrebbero facile presa su un sistema già messo a dura prova dai continui tagli imposti negli anni alla spesa farmaceutica convenzionata». Nella nota diffusa da Federfarma si legge l'appello al premier affinché non butti all'aria il duro e lungo lavoro di assetto del potenziamento del servizio farmaceutico condotto dal Governo attuale: «Il Governo Renzi, in questi mesi ha delineato un processo di sviluppo della farmacia italiana rivolto al potenziamento dei servizi offerti alla popolazione e integrato nella riorganizzazione delle cure primarie sul territorio. Tutto questo processo rischia di essere azzerato dalle misure ipotizzate dal Ministero dello sviluppo economico, senza alcun coordinamento con il Ministro della salute, competente per materia, che ha espresso pubblicamente forti preoccupazioni per l’impatto che tali misure avrebbero sulla salute dei cittadini. Il Governo deve decidere se vuole una farmacia professionale, impegnata sul fronte sociale e fortemente integrata nel SSN, oppure un punto vendita commerciale, interessato solo a macinare profitti».