31 maggio 2020
Aggiornato 06:00
Jobs Act

Ikea: Altro che art.18, il caos lo fanno le leggi italiane

Più che l'abolizione dell'articolo 18 sono la «chiarezza e la semplicita» delle regole nel mercato del lavoro quello che gli investitori chiedono all'Italia. A spiegarlo è Elisa Chioda, responsabile risorse umane di Ikea Italia.

FIRENZE  - Dopo 2 anni di decrementi Ikea Italia torna a crescere, con un fatturato di 1,554 mld di euro (+1,8%) tra il primo settembre 2013 e il 31 agosto 2014. A tracciare il bilancio dell'anno è stato, nel negozio di Sesto Fiorentino (Fi), l'Ad Lars Petersson. Al fatturato hanno contribuito il settore del mobile per 840 mln e i complementi di arredo per 610 mln. Nel mobile la quota di mercato in Italia e' salita al 9,4% rispetto all'8,9% dell'anno precedente. I visitatori dei 21 negozi sono stati 47,2 mln, in crescita del 5,7%.

DATI POSITIVI PER IKEA - Positivo l'impatto del nuovo negozio di Pisa, aperto a marzo 2014, che nei primi mesi di apertura, fino ad agosto, ha registrato un fatturato di oltre 37 milioni di euro. «Senza la nuova apertura di Pisa - ha spiegato Petersson - il fatturato avrebbe avuto una lieve crescita, intorno allo 0,5%». Per il futuro Ikea punta in Italia ad allargare l'e-commerce (che ha portato a 23,2 milioni di vendite) e ad aumentare i punti vendita, ma non prima del 2016. "Ci vuole tempo - ha spiegato l'Ad -. Vogliamo avere un terzo negozio a Roma, ma non abbiamo ancora una soluzione, un quarto negozio nell'area di Milano, vicino a Varese, siamo molto interessati a un negozio a Verona, in Sardegna vicino a Cagliari e anche a Palermo sarebbe molto interessante. A Perugia intanto il progetto va avanti».

VOGLIAMO REGOLE PIU' CHIARE PER LICENZIARE - Più che l'abolizione dell'articolo 18 sono la «chiarezza e la semplicita» delle regole nel mercato del lavoro quello che gli investitori chiedono all'Italia. A spiegarlo e' Elisa Chioda, responsabile risorse umane di Ikea Italia, rispondendo a una domanda dei giornalisti in conferenza stampa nel negozio di Sesto Fiorentino (Fi). «Ci interessa - ha detto - che le regole in base alle quali è possibile licenziare siano più chiare. Già la legge Fornero, se applicata correttamente sui licenziamenti disciplinari, funzionerebbe bene; regole chiare sono alla base di una prevenzione del contenzioso». Più in generale, Lars Petersson, country manager di Ikea Italia, ha spiegato che una multinazionale come quella svedese chiede «semplicità, che si capisca bene quale sia la regola, dopodiché accettiamo tutte le leggi; flessibilità lavorativa, perché avere una forza lavoro flessibile è importante a causa della variazione dei flussi; certezza che tutte le regole siano chiare, così le conosciamo».

I NOSTRI LAVORATORI DEVONO RISPECCHIARE I NOSTRI CLIENTI - Ikea, comunque, ha intenzione di ampliare il proprio personale: «Intendiamo assumere - ha assicurato Elisa Chioda - vogliamo che la nostra popolazione di co-workers rispecchi in termini di età quella dei nostri clienti, ma ora non e' cosi', non c'e' turnover, quindi stiamo cercando di investire fortemente sui giovani con programmi che consentano loro una crescita professionale, per poter arrivare anche a posizioni manageriali. Abbiamo un programma triennale di assunzioni: se il fatturato andra' bene assumeremo gia' dal primo anno in buon numero, altrimenti la quota sara' ripartita nel triennio. Durante l'anno abbiamo bisogno di nuove persone, l'anno prossimo saranno 50-60».

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