28 settembre 2022
Aggiornato 12:00
Finanza & Mercati

«Effetto Obama» su Wall Street

Obama ha giurato nel gennaio 2009, circa sei settimane prima dei minimi registrati dagli indici nel pieno della Grande Recessione, la direzione che il mercato azionario poteva prendere era quasi unicamente verso l'alto. Ma quanto in alto? La risposta è del 140%.

NEW YORK - Sono passati quasi 2.000 giorni dall'insediamento del presidente americano Barack Obama nello Studio Ovale, e il sito finanziario Marketwatch si è interrogato sui suoi effetti sulla borsa americana e su quale sia stata la performance di Wall Street nello stesso lasso di tempo per gli altri inquilini della Casa Bianca.

Obama ha giurato nel gennaio 2009, circa sei settimane prima dei minimi registrati dagli indici nel pieno della Grande Recessione, la direzione che il mercato azionario poteva prendere era quasi unicamente verso l'alto. Ma quanto in alto? La risposta è del 140%. E così Obama si aggiudica la terza migliore performance di questo tipo tra i presidenti americani eletti sin dalla Grande Depressione: dopo, cioè, Bill Clinton e Franklin D. Roosevelt (durante i cui mandati hanno visto i listini correre rispettivamente del 175,6% e del 166,6%). Obama fa meglio di Ronald Reagan (al quarto posto con un +88%).

Marketwatch ha sottolineato comunque che «l'effetto Obama» potrà ancora mutare molto nel corso del tempo, e che soprattutto è opinabile quanto un presidente possa influenzare direttamente l'andamento dell'azionario.

In ogni caso è interessante notare come il partito democratico sembra fare bene agli investitori più di quello repubblicano. Tutti i quattro presidenti democratici che sono riusciti a superare la soglia dei 2.000 giorni al governo a partire dal 1929 hanno visto i mercati crescere di circa il 132% ciascuno in media: ben quattro volte in più dei loro corrispettivi repubblicani (33%). Va fatto notare che nei loro primi 2.000 giorni di mandato, gli unici presidenti dal 1929 a oggi ad avere visto l'azionario in rosso sono stati G. W. Bush (-8,9%) e Richard Nixon (-17,2%).

Se la performance di Obama sembra essere positiva, l'analisi arriva in un momento in cui il mondo della finanza punta tutto sulla sua ex contendente alle elezioni presidenziali del 2008, Hillary Clinton. Goldman Sachs, JP Morgan e altri colossi del settore stanno infatti sborsando decine di migliaia di dollari per appoggiare gli interventi e le conferenze dell'ex senatrice e segretario di Stato.