25 ottobre 2020
Aggiornato 04:00
Pubblica Amministrazione | Precariato

D'Alia insiste, nessuna stabilizzazione dei 12mila precari della Pa

Il ministro della Pubblica amministrazione: «Il decreto sul pubblico impiego non prevede alcuna assunzione a tempo indeterminato, tanto meno per 12mila contrattisti come qualcuno si ostina a dire»

ROMA - «Il decreto sul pubblico impiego non prevede alcuna stabilizzazione, tanto meno per 12mila contrattisti come qualcuno si ostina a dire», ha chiarito Gianpiero D'Alia, ministro per la Pubblica amministrazione (Pa) e la Semplificazione, a margine di un incontro al Museo dei Fiorentini di Roma.

META' POSTI A CONCORSO INTERNO - Comunque ha spiegato il ministro, delle assunzioni ci saranno: «Per la metà dei posti disponibili fino al 2015 scegliamo infatti, attraverso concorsi, i migliori tra coloro che lavorano nelle amministrazioni con contratti a termine da almeno tre degli ultimi cinque anni, nei limiti delle norme vigenti per le assunzioni e quindi senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica».

CONTRATTI FLESSIBILI NON SARANNO RINNOVATI - Quanto agli altri, ha proseguito D'Alia: «Il resto dei rapporti flessibili non verrà prorogato, fatte salve particolari fasce basse per cui vale per legge il collocamento obbligatorio. L'altra metà dei posti verrà invece utilizzata per concorsi aperti a tutti, tenendo conto però, secondo un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato, dei vincitori delle selezioni recenti».

EMERGENZA DA 2011 - Il problema si è ingigantito negli ultimi anni, ha concluso il ministro: «Dal conto annuale 2011 della Ragioneria dello Stato emerge un dato allarmante: l'incremento di 10mila unità con contratti a termine rispetto al 2007, nonostante le stabilizzazioni volute dal governo Prodi e gli interventi dei governi successivi. E' una situazione di emergenza con una data limite, il 31 dicembre 2013, oltre la quale non si può andare. Il datore di lavoro pubblico non può ignorare peraltro che in questa platea ci sono contratti di lavoro prorogati anche da più di dieci anni, rispetto ai quali più volte lo Stato è stato soccombente nelle cause di lavoro».