28 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Occupazione giovanile

Giovannini: «Aziende che assumono giovani non pagano contributi per un anno e mezzo»

Il ministro del Lavoro: «Gli under 35 hanno pagato il prezzo maggiore dalla crisi. Noi abbiamo stanziato investimenti per oltre un miliardo per finanziare loro assunzioni a tempo indeterminato, per le start-up, per progetti no-profit»

ROMA - Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini è tornato su di un tema a lui caro, l'occupazione giovanile: «Noi ci aspettiamo una ripresa, seppur timida, tra il terzo e quarto trimestre di quest'anno, ma prima che questa abbia effetto sul lavoro potrebbe volerci del tempo, per cui adesso ci stiamo concentrando sulla possibilità di assumere con degli incentivi a tempo indeterminato i giovani, proprio per dare loro un futuro».

CONTRIBUTI A 0 PER CHI ASSUME GIOVANI - Il ministro, intervenendo a Prima di Tutto su Radio1 ha proseguito: «D'altra parte abbiamo inserito incentivi per le assunzioni di tutte le persone, disoccupate, al di là della fascia d'età. Questo significa che, se un imprenditore assume un giovane a tempo indeterminato, e questa decisone fa aumentare l'occupazione dell'impresa, per un anno e mezzo essa non paga contributi sociali, si azzerano completamente. Quindi, un risparmio notevole e noi speriamo che, nella fase di ripresa, soprattutto quelle imprese che si riaffacciano sui mercati internazionali, possano usare questo strumento. Non a caso, la rilevazione di Unioncamere, indica in 180 mila il numero delle piccole imprese intenzionate ad usare questo incentivo».

PREZZO PEGGIORE DI CRISI PAGATO DA GIOVANI - La disoccupazione giovanile ha sottolineato Giovannini è un'urgenza per questo governo: «Tutto il governo, a partire dal suo insediamento, si è impegnato fortemente sui temi della crescita e della disoccupazione, in specie giovanile. I provvedimenti presi a fine giugno - ha detto Giovannini - con investimenti stanziati per oltre un miliardo per finanziare assunzioni di giovani a tempo indeterminato, per finanziare le start-up giovanili, per progetti no-profit, sempre giovanili, oltreché tirocini formativi, vanno esattamente in questa direzione. Le ultime statistiche dell'Istat ci dicono che negli ultimi 3 anni c'è stato ben 1 milione di occupati under 35 in meno e questo è un fenomeno da studiare, da capire. E' evidente che, in un momento di grande incertezza, le imprese abbiano tagliato i posti lavoro a tempo determinato ed essi riguardano prevalentemente giovani, e per questo i giovani hanno pagato il prezzo maggiore dalla crisi».

AIUTI A LICENZIATI CHE APRONO IMPRESE - Il governo, ha poi riferito il ministro, è al lavoro per far ripartire le piccole imprese e le start-up giovanili. «Dobbiamo precisare che nelle pubbliche amministrazioni gran parte delle competenze sul lavoro spettano alle regioni, anche perché non si può dire da un lato quanto è bello il federalismo e poi convogliare ogni responsabilità sullo stato centrale. Pertanto - ha affermato Giovannini - sono le regioni che hanno la competenza, ad esempio sulle formazioni professionali, le province si occupano dei centri per l'impiego e via discorrendo. Quindi, è normale che una serie di iniziative vengano svolte a livello locale; noi però stiamo avviando politiche di sostegno al micro-credito, in particolare nel momento in cui il cosiddetto credit crunch cioè il taglio al finanziamento delle piccole e medie imprese ha messo in difficoltà molte persone. Però vorrei ricordare due interventi fatti nei provvedimenti di giugno: il primo, la semplificazione ulteriore per far partite le start-up, in particolare giovanili, e i finanziamenti atti a far partire l'impresa. Secondo, abbiamo tolto il limite di 35 anni per costituire le cosiddette imprese a 1 euro, cioè le società semplificate, con costi molto bassi. Prima c'era questo limite di età, adesso lo abbiamo tolto, proprio perché sappiamo che molte persone licenziate, hanno voglia di far ripartire una propria impresa, come accadeva nel dopoguerra».