22 febbraio 2020
Aggiornato 18:00
Centro studi della CNA

Allarme lavoro, numeri da brivido per donne e giovani

«La crisi dell'occupazione si sta aggravando senza una decisa e tangibile inversione di tendenza che faccia ripartire effettivamente lo sviluppo, la situazione sociale del nostro Paese può diventare critica». Coldiretti: «Con la crisi delle vacanze, 25mila disoccupati in più»

ROMA - Alla fine del 2013 gli italiani che non hanno un lavoro - si legge in una nota del Centro Studi Cna - potrebbero arrivare a 3 milioni e mezzo: 400mila in più dei 3 milioni e centomila di oggi. Nel frattempo, a giugno, il numero degli occupati, circa 22 milioni e mezzo, ha raggiunto il valore più basso del nuovo secolo. Lo riferisce il centro studi della Cna.
«La crisi dell'occupazione si sta aggravando - osserva l'associazione - senza una decisa e tangibile inversione di tendenza che faccia ripartire effettivamente lo sviluppo, la situazione sociale del nostro Paese può diventare critica».

NUMERI DA BRIVIDO - L'analisi della Cna fa riferimento soprattutto ai 548 milioni di ore di cassa integrazione autorizzate nei primi sei mesi del 2013. A peggiorare il quadro, sempre nel primo semestre dell'anno, le pessime condizioni generali del mercato del lavoro. Rispetto allo stesso periodo del 2012 l'occupazione si è ridotta di 407mila unità, che equivalgono all'1,8% in meno. Nel frattempo, il numero dei disoccupati è salito del 16,4% a 431mila unità.
Alla fine dello scorso giugno il numero degli occupati, 22,5 milioni circa, ha raggiunto il valore più basso del nuovo secolo, mentre il tasso di disoccupazione ha toccato il livello record del 12,1% con oltre tre milioni di senza lavoro. «Numeri da brivido» per le donne con il 12,9% di disoccupate e per i giovani, tra i quali la media dei senza lavoro tocca addirittura il 39,1%.
«Una crisi della quale forse non abbiamo ancora toccato il fondo», dice la Cna. Nei primi sei mesi del 2013, il numero di ore autorizzate di cassa integrazione è stato di circa 548 milioni, segnando un incremento consistente, quasi il 4,6%, rispetto al 2012, toccando il livello più alto a partire dal 2009. «Un dato particolarmente preoccupante per la tenuta del mercato del lavoro - sottolinea l'associazione - se queste ore fossero interamente utilizzate si tradurrebbero nella perdita di circa 322mila posti di lavoro».

ARTIGIANATO IN CRISI - Le costruzioni e l'industria continuano a essere i settori maggiormente affetti dalla crisi. Le ore di Cig autorizzate nelle costruzioni sono aumentate di 7,8 milioni, pari al 13,7% in più. Le ore di Cig autorizzate nell'industria sono cresciute di 22,3 milioni, il 6,4% in più. Negli ultimi cinque anni i due settori hanno perso un numero equivalente di addetti, rispettivamente 370mila e 362mila unità.
Ma ben diverso è stato l'impatto sulla base occupazionale: nel caso dell'industria si è ridotta del 7,5%, nelle costruzioni del 18,7%. Se le ore di Cig autorizzate nel primo semestre del 2013 dovessero essere utilizzate per trattamenti salariali a zero ore, i posti di lavoro persi nei due comparti dall'inizio della crisi salirebbero a 400mila nelle costruzioni (-21%) e a 594mila nell'industria (-10%).
L'acutizzarsi della crisi in questi due comparti si riflette pesantemente nell'artigianato. Nei primi sei mesi dell'anno, le ore autorizzate di Cig sono state pari a 46,1 milioni con un incremento intorno al 10% (+4,1 milioni di ore) rispetto al 2012.
Nell'artigianato l'utilizzo effettivo di queste ore si tradurrebbe in una perdita potenziale di altri 28mila posti di lavoro.

LA CRISI DEL TURISMO - La crisi delle vacanze, «con solo il 64% degli italiani che ha scelto di andare in ferie», ha causato la perdita di «almeno 25mila posti di lavoro nel settore della ristorazione turistica», dove trovano opportunità di occupazione stagionale soprattutto i giovani. Lo sostiene la Coldiretti sulla base dei dati Ipr Marketing, sottolineando che «le difficoltà del settore turistico pesano molto sulla disoccupazione, soprattutto giovanile».
Quest'anno, spiega l'organizzazione agricola, «solo poco più della metà degli italiani in vacanza (51%) mangia fuori in ristoranti, trattorie, agriturismi e pizzerie, mentre una minoranza del 7% si affida a bar o fast food e il 32% prevede di cucinare da solo». Un trend che ha «pesanti ripercussioni sul settore turistico, con la perdita di ben 25mila posti di lavoro, di cui l'80% stagionali, in bar, ristoranti e altre imprese legate alle vacanze».
Nel complesso, tra il consumo di pasti nella ristorazione (13,9 miliardi) e l'acquisto di prodotti alimentari nei negozi e nei mercati (10,1 miliardi), i turisti italiani e stranieri spendono per mangiare e bere circa 24 miliardi, su un totale di 72,2 miliardi per il giro d'affari annuo. «La gran parte - conclude la Coldiretti - dei risultati economici e delle opportunità di lavoro nel turismo nell'estate 2013 dipende quindi dalle scelte dei turisti a tavola, che condizionano i bilanci di ristoranti, agriturismi, mercati, pizzerie, negozi, bar e gelaterie».