27 febbraio 2020
Aggiornato 22:30
Intervista a ~La Stampa»

L'apertura di Bonanni: «Si tagli la spesa pubblica in cambio di meno tasse sul lavoro»

A poche ore dall'incontro con il Governo, il leader della Cisl Raffaele Bonanni tende la mano all'esecutivo. Il taglio della spesa pubblica va deciso «insieme a noi, perché la classe politica non tocca mai i suoi capisaldi»

ROMA - Sì ai tagli alla spesa pubblica in cambio di meno tasse sul lavoro, ma in accordo con le parti sociali. A poche ore dall'incontro con il governo, il leader della Cisl Raffaele Bonanni tende la mano all'esecutivo in una intervista a La Stampa.

CONSUMI AL LUMICINO - Il taglio della spesa pubblica va deciso «insieme a noi, perché la classe politica non tocca mai i suoi capisaldi». Al governo oggi chiederemo «segnali sul contrasto alla disoccupazione. E credo sia possibile: anche l'Europa ha accolto questa sfida. Per l'occupazione giovanile non ci sono molti soldi, per l'Italia si parla di mezzo miliardo di euro, ma è un segno. Ma l'occupazione si fa con la buona economia». La richiesta è che «i pochi soldi che ci sono vengano usati bene, e che l'azione di governo abbia caratteristiche anticicliche. Ci vogliono misure strutturali». A cominciare dalle tasse. «I consumi sono al lumicino perché la gente è stata caricata come muli. Ora, capisco l'operazione Imu e Iva, ma il problema vero è che bisogna dimezzare le tasse sui lavoratori, diminuire quelle sulle pensioni e anche diminuirle fortemente su chi investe».

LA DIFESA DI EQUITALIA - Secondo il leader della Cisl «la priorità è ridurre drasticamente le tasse su chi fa investimenti. E poi c'è un secondo problema: la lotta all'evasione che deve servire a finanziare quest'operazione. Non mi piace per niente la levata di scudi contro Equitalia, che - prosegue Bonanni - mi sembra testimoni la mancanza di volontà dello Stato, dei comuni e delle regioni di combattere veramente l'evasione».
«Equitalia è organizzata in tutta Italia, i comuni possono dare appaltini senza nessun criterio e controllo, e con un aggio del 20%, mentre quello di Equitalia è dell'8%». Il rischio, conclude Bonanni, è che «non ci sia alcun controllo e che l'aggio sia più alto».