19 novembre 2019
Aggiornato 13:00
Finanze vaticane

Lo Ior apre le porte ai giornalisti‎ a una settimana da scelta Moneyval

Il Direttore Generale Cipriani spiega l'istituto. E' la prima volta che l'istituto apre le porte ad un gruppo di cronisti, che all'inizio si muovono come gitanti tra le stanze del torrione di Nicolò V. Gotti Tedeschi non citato

CITTÀ DEL VATICANO - Paolo Cipriani, direttore generale dello Ior, è stato il protagonista di un briefing con un gruppo di giornalisti alla vigilia della decisione che Moneyval, l'organismo responsabile della trasparenza finanziaria per il Consiglio d'Europa, prenderà il 4 luglio sull'adeguamento del Vaticano agli standard internazionali anti-riciclaggio. E' la prima volta che l'istituto apre le porte ad un gruppo di cronisti, che all'inizio si muovono come gitanti tra le stanze del torrione di Nicolò V. La storia dell'Istituto per le Opere di Religione - Marcinkus, il crac del Banco Ambrosiano, la maxi-tangente Enimont e le manovre di monsignor Renato de Bonis, e poi, da ultimo, lo scontro aspro che ha portato al siluramento del presidente Ettore Gotti Tedeschi - non è il massimo della trasparenza. Ma - dopo un gruppo di ambasciatori accreditati presso la Santa Sede ricevuto nei giorni in cui Gotti Tedeschi veniva sfiduciato - oggi nell'ex prigione dei Papi, dodici metri di muro esterno, sono entrati 55 cronisti di tutto il mondo. E Cipriani, per un'ora e mezza, ha intrattenuto gli ospiti con una conferenza accompagnata da slides ai giornalisti muniti solo di penne e taccuini. Per spiegare, precisare, puntualizzare. E smentire tutto quello che di falso, sullo Ior, ha «letto» e ha «sentito» in queste settimane.

Non esistono conti cifrati - «Vogliamo finalmente togliere il velo dal passato ed essere considerati al pari di altri bravi», ha detto Cipriani. «Vorrei sfatare una volta per tutte questa leggenda: non esistono conti cifrati», ha dichiarato. Lo Ior non fa investimenti «speculativi» ma di «mantenimento». Niente rapporti con banche off-shore. Movimenti tracciabili, operazioni sospette subito bloccate. Poi il nodo della normativa anti-riciclaggio vaticana (non specifica dell'istituto finanziario) che sarà oggetto delle valutazioni di Moneyval. La questione ha sollevato molte discussioni perché con il decreto del 25 aprile 2011, entrato in vigore a gennaio scorso, il Vaticano ha emendato una prima legge promulgata dal Papa a dicembre del 2010 sotto forma di 'motu proprio'.
La seconda normativa, fortemente voluta dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, era stata contestata dal cardinale presidente dell'authority finanziaria del Vaticano (Aif) Attilio Nicora in una lettera riservata pubblicata alcuni mesi fa dal Fatto quotidiano in una delle fughe di documenti soprannominate Vatileaks. Nicora sosteneva che la nuova normativa indeboliva la trasparenza finanziaria promossa dalla prima legge. Ma Cipriani ha dato una lettura opposta: la nuova normativa «avvicina maggiormente la normativa della Santa Sede agli standard ed ai principi internazionali». E comunque «non ci sono state alcune sistematiche uscite di capitali dall'entrata in vigore» della nuova legge.

JPMorgan ha fatto domande che di solito fa l'autorità di vigilanza - «Lo Ior - è l'ennesimo punto critico affrontato da Cipriani - può fornire informazioni all'Aif (l'authority finanziaria del Vaticano, ndr.) anche per operazioni precedenti al primo aprile 2011». Poi qualche stoccata. Nel dicembre del 2010 la Procura di Roma ha sequestrato un trasferimento anonimo dello Ior di 23 milioni di euro che transitava - sospettosamente, per l'accusa - dallo Ior alla JP Morgan Frankfurt (20 milioni) via Credito artigiano e alla Banca del Fucino (3 milioni). «A giugno del 2011 c'è stato il dissequestro dei fondi ma per motivi amministrativi siamo ancora in attesa di poterli utilizzare e sono ancora presso il credito Artigiano». Quanto a JPMorgan, che a marzo scorso ha chiuso un conto Ior, «JPMorgan ha fatto domande che di solito fa l'autorità di vigilanza...».

A organizzare la visita allo Ior è stato il portavoce vaticano Federico Lombardi, coadiuvato dal vicedirettore della sala stampa Ciro Benedettini. «Credo che proprio quando si vive una situazione come l'attuale, in cui si cerca di portare avanti una linea di legalità, trasparenza e correttezza, è importante dare elementi importanti anche a chi deve fare informazione», spiega il gesuita. In fondo alla sala, tra i giornalisti, siede anche Greg Burke, il cronista statunitense della 'Fox' che proprio da oggi ha preso funzione come 'advisor' per la comunicazione della segreteria di Stato. A fare gli onori di casa insieme a Cipriani alla sede dello Ior è stato il vicedirettore generale Massimo Tulli. Accanto a loro cinque dirigenti vestiti in completo scuro. In quasi due ore di incontro con i cronisti di Ettore Gotti Tedeschi - il presidente sfiduciato all'unanimità dal consiglio di sovrintendenza lo scorso 24 maggio - non si è mai fatto il nome. I rapporti con Cipriani, del resto, non erano buoni, e il direttore generale si è limitato a ricordare di quando, assieme al «presidente» andò spontaneamente a deporre dai magistrati romani che avevano iscritto entrambi i banchieri nel registro degli indagati.

Nello Ior, spiega Cipriani, ci sono 25 mila posizioni che corrispondono a 33 mila conti correnti. L'asset è di sei miliardi di euro, gli investimenti non superano il cinque per cento e vengono fatti su prodotti finanziari affidabili che non scendono mai sotto il rating della singola A. Il 60-65% delle operazioni viene fatto in euro, il 30% circa in dollari e il resto in divise del G7. Lo Ior ha 112 dipendenti, direttore generale compreso, e alcuni consulenti esterni. L'istituto dispone di risorse auree presso la Fed di New York come garanzia collaterale per gli investimenti. Il Papa «non ha un conto» e «non è il proprietario» dello Ior, anche se, in quanto sovrano, «può ovviamente fare e disfare» quel che vuole, spiega Cipriani rispondendo alle curiosità dei cronisti.

Il direttore generale dello Ior è emozionato - e lo dice - di parlare davanti ad un gruppo di cronisti. Da uomo di banca (prima dell'arrivo in Vaticano, nel 2007, ha lavorato per 26 anni in una banca commerciale, «eravamo schiacciasassi»), non è abituato alle relazioni pubbliche. Una sua intervista al Corriere della sera di poche settimane fa, nel pieno della polemica con Gotti Tedeschi, è stata più unica che rara. Dalle sue parole traspare, sotto forma di battute, un po' di apprensione per l'appuntamento. Quando si gira di scatto verso le slides, all'inizio del briefing, urta un vaso, «ho fatto danni? Ancora no...». Parla del torrione Nicolò V, «questa una tempo era la prigione dei Papi, oggi ci sono altre celle...». Cipriani non parla di nomine, del presidente dello Ior (di cui hanno discusso ieri laici del 'board' e cardinali del consiglio di sovrintendenza), o del prelato (Cipriani ricorda che il ruolo è vacante da quando mons. Piero Pioppo è stato inviato come nunzio in Camerun). Né si esprime sulla prossima riunione a Strasburgo di Moneyval o sulle anticipazioni filtrate sui quotidiani italiani relativi ad una parziale bocciatura del Vaticano. Alla fine tira solo fuori una 't shirt' beneaugurante che gli hanno regalato: «Anti-money laundering expert».

Alle 13, dopo quasi due ore, Cipriani deve andare ad un'altra riunione. I cronisti vengono accompagnati a visitare il vuoto salone centrale della banca. Gli sportellisti li guardano perplessi. Un'ultima tappa davanti al bancomat dove le indicazioni sono anche in latino («Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem»). L'Osservatore romano riferisce della visita con il titolo 'Obiettivo trasparenza' («Lo Ior apre le porte alla stampa di tutto il mondo»).