20 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Finanze vaticane | Il caso IOR

IOR, Moneyval e white list: la corsa ad ostacoli del Vaticano

La bufera attorno a Gotti Tedeschi in vista della riunione he si svolgerà a Strasburgo dal 2 al 6 luglio. In quell'occasione Moneyval dovrà decidere se ammettere o meno il Vaticano nella «white list» dei paesi impermeabili al riciclaggio del denaro sporco

CITTÀ DEL VATICANO - Segno di una crescente perplessità che circonda, anche tra i fedeli, le finanze vaticane, su Avvenire un lettore si è domandato oggi «se non valga la pena mettere in liquidazione lo Ior». Il direttore Marco Tarquinio, premiato in serata all'università Cattolica con il cardinale Angelo Bagnasco, ha risposto che l'Istituto per le Opere di Religione è ancora «utile» e «prezioso», pur senza nascondere i dubbi che anch'egli ha nutrito per una realtà che nel corso del tempo ha creato non pochi imbarazzi al Papa.

MONEYVAL E LA «WHITE LIST» - E in effetti non sono pochi gli ostacoli che la Santa Sede deve affrontare di questi tempi in materia finanziaria. L'appuntamento 'clou' è la riunione che si svolgerà a Strasburgo dal 2 al 6 luglio. In quell'occasione Moneyval - l'organismo del Consiglio d'Europa responsabile della trasparenza finanziaria - dovrà decidere se ammettere o meno il Vaticano nella «white list» dei paesi impermeabili al riciclaggio del denaro sporco. La riunione rappresenta il culmine di un processo avviato anni fa con l'ingresso dello Stato pontificio nell'euro. Il Vaticano ha siglato con l'Unione europea una convenzione monetaria che lo ha impegnato ad adottare standard internazionali in materia di circolazione della moneta, truffa e riciclaggio. Per questo motivo a dicembre del 2010 il Papa ha promulgato un motu proprio, in vigore dall'aprile successivo, con nuove norme anti-riciclaggio. A gennaio scorso, però, la Santa Sede ha riscritto la normativa, che Moneyval ha messo sotto esame in diversi incontri che si sono svolti nei mesi scorsi e, ora, si appresta a valutare nel suo complesso. Il portavoce vaticano, Federico Lombardi, non ha voluto esprimersi, ieri, sulla probabilità che il Vaticano entri nella «white list», sottolineando, piuttosto, il coraggio con il quale la Santa Sede ha avviato un percorso di trasparenza.

IL LICENZIAMENTO DI GOTTI TEDESCHI - Sulla vicenda, però, è calata un'ombra pesante: quella del licenziamento del presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi. Dopo che si erano diffuse le prime voci circa le sue dimissioni, lo scorso 24 maggio, il consiglio di sovrintendenza - il 'board' laico dell'istituto - ha diffuso il duro comunicato con cui si spiegava che Gotti Tedeschi è stato sfiduciato all'unanimità «per non avere svolto varie funzioni di primaria importanza per il suo ufficio».

I PRESUNTI CONTI CIFRATI - Il siluramento di Ettore Gotti Tedeschi ha sancito la rottura in corso da mesi all'interno del Vaticano ed ha polarizzato le frizioni già latenti nel management delle finanze vaticane. Una situazione già tesa, precipitata dopo che i magistrati di Napoli hanno sequestrato diversi faldoni e appunti di Gotti Tedeschi nel quadro di un'inchiesta su Finmeccanica, trasmettendo poi alcuni contenuti alla Procura di Roma che - oltre ad avere iscritto Gotti Tedeschi e il direttore generale dello Ior Paolo Cipriani nel registro degli indagati a dicembre del 2010 per un passaggio finanziario sospetto - indaga da alcuni mesi su ipotesi di riciclaggio legate allo Ior. I magistrati romani hanno ascoltato Gotti Tedeschi - che non è indagato in questa indagine - già due volte. Su alcuni quotidiani sono comparse le prime ricostruzioni dei colloqui dell'ex presidente dell'istituto vaticano su questioni nodali come i presunti conti cifrati (la cui esistenza è stata smentita da Cipriani in un'intervista al Corriere della Sera), la vicenda del conto chiuso da JpMorgan e gli ostacoli frapposti a Gotti Tedeschi da alcune personalità di Curia (ma una fantasiosa ricostruzione giornalistica circa un complotto «pluto-masso-giudaico» che il banchiere avrebbe denunciato è stata seccamente smentita oggi dal suo legale).

IOR «LAVATRICE» SI SOLDI SPORCHI? - La Santa Sede ha reagito con fermezza alla perquisizione, con un comunicato nel quale ha espresso «fiducia» che la magistratura italiana rispetti la sovranità vaticana, ha difeso l'operato dei propri uomini (un implicito riferimento a Cipriani e agli altri protagonisti della vita dello Ior) ed ha ribadito che non è a causa della «trasparenza» che Gotti Tedeschi è stato destituito. Una nota dietro la quale serpeggia il timore di un'operazione mediatica tesa a complicare la posizione del Vaticano alla plenaria di inizio luglio di Moneyval. Ai piani alti del Palazzo apostolico si guarda con sospetto, in questi giorni, al fatto che su alcuni quotidiani italiani siano rispuntate antiche storie di un sospetto uso dello Ior come «lavatrice» di soldi sporchi. Mentre la discussione di Strasburgo è ancora aperta, poi, in Vaticano nasce il sospetto che anche l'Italia - membro del Gafi, organismo pro-trasparenza dell'Ocse, e osservatore di Moneyval - possa giocare un ruolo sfavorevole all'ingresso dello Stato pontificio nella «white list». Del resto Gotti Tedeschi, ex consigliere dell'allora ministro dell'Economia Giulio Tremonti, ha sempre avuto buoni rapporti con l'establishment finanziario italiano. Il fantasma che prende corpo, insomma, è che lo scontro attorno a Gotti Tedeschi possa ripercuotersi nella discussione di Moneyval.

ORA LA PAROLA PASSA A MONEYVAL - Tra le Mura leonine, però, non ci sono dubbi circa la correttezza della propria posizione. Se Gotti Tedeschi - e con lui il cardinale Attilio Nicora, a capo dell'authority finanziaria vaticana (Aif) - hanno criticato la riscrittura della normativa anti-riciclaggio come un passo indietro, gli uomini del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone hanno sempre sostenuto il contrario, ossia che il decreto che ha aggiornato la prima legge - pur sempre perfettibile - abbia avvicinato, anziché allontanato, il Vaticano agli standard internazionali. E anche il siluramento di Gotti Tedeschi - per il quale il cardinale Bertone avrebbe avuto più di un'incertezza a causa dell'antico legame che lo legava al banchiere piacentino - è stato rivendicato dal segretario del 'board', il cavaliere supremo di Colombo Carl Anderson, che non ha mancato di accusare il banchiere piacentino di non aver tenuto aggiornato nel corso degli anni il consiglio di sovrintendenza. Sarà Monevyal, ad ogni modo, a decidere se bocciare, ammettere, o rimandare il Vaticano. E nel palazzo apostolico si attende l'appuntamento di inizio luglio.