Lavoro: Bonanni, è l'ora del dialogo
Il leader della CISL: Anche la Camusso è pressata a suo interno, serve mediare per il bene del Paese. Camusso: Premeremo sul Parlamento per ottenere il reintegro. Monti ha sbagliato i calcoli, la partita non è chiusa. UILM: cambiare la riforma, lo sciopero non è escluso
ROMA - «La politica è malapolitica quando viene gestita dagli estremismi» e «anche in questa vicenda del mercato del lavoro tutto è stretto da estremismi che -non favoriscono una via d'uscita autorevole e ragionevole». Lo ha sottolineato ancora una volta il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, a proposito dello scontro sulla riforma del mercato del lavoro. E a suo giudizio, in particolare, «ho il timore - ha detto- che Camusso abbia la giacca tirata da realtà estremistiche al proprio interno».
«La soluzione migliore - ha affermato Bonanni, oggi ospite su Raiuno a 'Domenica in'- è quella di far dialogare le parti per trovare una mediazione e una via d'uscita in un'Italia che rischia di non avere più un investitore».
Quanto alla riforma dell'articolo 18 «Monti, su nostra richiesta e per evitare abusi - ha sottolineato il leader Cisl- ha detto che farà una norma che stringerà le maglie» per definire i requisiti per i licenziamenti giustificati da cattiva situazione economica delle aziende, «da quelli di altra natura».
Camusso: Premeremo sul Parlamento per ottenere il reintegro - «Penso che ci sia un'ingiustizia in quella norma» che non prevede il reintegro, e l'errore è stato quello di spostare la discussione «dal licenziamento illegittimo all'idea che se lo chiamiamo con tanti nomi diversi lo si possa fare: ma il tema resta quale sia il deterrente» per evitare licenziamenti illegittimi. Così Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parlando a In mezz'ora.
«Penso che bisogna trovare una soluzione che reintroduce in tutte le tipologie il reintegro, quello è deterrente», seguendo dunque ad esempio il «modello tedesco». «Penso che Monti ha sbagliato e la mia previsione è che continuerà un movimento molto serio che premerà sul Parlamento affinché cambi: il Parlamento non può essere impermeabile al Paese», ha concluso Camusso.
Monti ha sbagliato i calcoli, la partita non è chiusa - «Nella trattativa sulla riforma del mercato del lavoro il presidente del Consiglio Mario Monti «ha sbagliato calcolo, pensava che chiudere dando per acquisito la la Cgil non ci stava gli avrebbe dato forza nell'opinione fuori di sé. E' stato un calcolo sbagliato di Monti».
«Non sono assolutamente d'accordo sul fatto che la partita sia chiusa», ha aggiunto Camusso, ricordando tra l'altro che la Costituzione formale prevede che la Repubblica sia fondata sul lavoro e l'Italia in questo modo si sta «allontanando» da questa previsione.
Unità sindacale? Sta ripartendo dai lavoratori - «Ciò che non ha permesso l'unità d'azione dei sindacati è che quando il governo ha forzato, la nostra proposta è sparita dal tavolo. Ma vale un vecchio adagio che dice che l'unità sindacale riparte dai lavatori e non invece dai vertici» e in questo senso si scorgono segnali positivi.
UILM: cambiare la riforma, lo sciopero non è escluso - - «A testa bassa per far cambiare questa riforma dal Parlamento entro giugno; non escludiamo lo sciopero. Mercoledì riunita la Direzione nazionale». E' quanto ha dichiarato Rocco Palombella, Segretario generale della Uilm.
Così com'è questa riforma del mercato del lavoro non ci piace e difficilmente può raggiungere l'obiettivo che si prefigge, cioè aumentare il lavoro per i giovani. Di sicuro rende difficile la vita a chi un lavoro ce l'ha e rischia di perderlo. Faremo tutto quello che è in nostro potere per far apportare le dovuto modifiche al provvedimento in itinere nelle aule parlamentari. E' indispensabile che il tutto si concluda prima della stagione estiva e che venga preservato dalla propaganda politica tipica dei periodi elettorali di primavera», ha sottolineato.r> Riuniremo la nostra direzione nazionale mercoledì prossimo e proclameremo le iniziative più idonee per raggiungere i nostri intenti e per farlo le praticheremo da soli, in comune con altri, confederazioni o categorie che siano. Anche lo sciopero non è più da escludere: quando un provvedimento colpisce i lavoratori minandone condizioni economiche e personali, la più alta manifestazione di lotta diventa nel caso in questione il costo minore. Il sindacato è un pezzo della democrazia in Italia: ha sopportato sacrifici per uscire dalla crisi, ha firmato intese che guardano allo sviluppo, ma ora ci vogliono scelte equilibrate che guardino alla crescita del Pil senza più intaccare la fiducia di chi lavora», ha concluso.
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