20 gennaio 2022
Aggiornato 15:30
La riforma del mercato del lavoro

Lavoro: il PD in pressing, ma Bersani assicura: Non staccheremo la spina

Il Pd spinge per le modifiche in Parlamento alla riforma del mercato del lavoro: E' necessario che la riforma prenda la strada di un ddl o almeno di una legge delega e non di un decreto. Fioroni ottimista dopo l'intervento della Cisl. Veltroni: Serve modifica

ROMA - Il Pd spinge per le modifiche in Parlamento alla riforma del mercato del lavoro. Oggi Pier Luigi Bersani ha parlato sia con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che con il premier Mario Monti e con tutti gli altri interlocutori per sostenere la necessità che la riforma prenda la strada di un ddl o almeno di una legge delega e non di un decreto, in modo che sia più agevole modificarla in Parlamento. Ma il segretario del Pd ha ribadito anche il sostegno al governo. «Penso che non sia il caso di staccare la spina al governo - ha detto rispondendo a Nichi Vendola -, ci sono cose positive» nella riforma «cose serie da non buttare via. C'è un problema serio», sui licenziamenti «su cui una soluzione in Parlamento si può trovare».

Fioroni ottimista dopo l'intervento della CISL - Il leader del Pd è convinto, anche alla luce delle prese di posizione della Cei e della Cisl, che il fronte favorevole a una modifica sulla parte che riguarda in licenziamenti economici sia possibile e il suo obiettivo è proprio quello di «costruire un fronte ampio di consenso sui cambiamenti necessari», rivolgendosi ovviamente anche agli altri partiti della maggioranza, Udc in primis, che è notoriamente sensibile alle sollecitazioni del Vaticano e a quelle del sindacato guidato da Raffaele Bonanni. Beppe Fioroni, cattolico del Pd vicino agli ambienti cislini, rivendica proprio il ruolo svolto da questo sindacato e da questa componente della politica e perciò si mostra ottimista: «Contrariamente a quello che si pensa, la posizione del Pd sarà unitaria», poi spiega che «sui licenziamenti di natura economica la soluzione può essere quella di introdurre una fase prima di andare dal giudice, nella quale un soggetto terzo possa valutare in maniera oggettiva se c'è una vera necessità economica dell'azienda e non si tratti di licenziamenti di altra natura. E solo a quel punto si può andare dal giudice».

Veltroni: Il Governo non imporrà ultimatum - Anche Walter Veltroni, grande sostenitore del governo tecnico, si dice convinto che Monti ascolterà il Pd e non imporrà ultimatum: «Il governo ascolterà il Parlamento, e la maggioranza che è composita. Credo che Monti oggi abbia dato un primo segno di attenzione e ascolterà la voce di una forza determinante come il Pd». Anche il leader della minoranza interna al Pd ha sostenuto poi la necessità che di non ricorrere ad un decreto per la riforma, ma ad «uno strumento che consenta al Parlamento di non limitarsi a mettere un timbro ma di fare le modifiche necessarie». Mentre Enrico Letta è stato ancora più diretto: «Mettiamola così: noi non possiamo dire di no al governo ma il governo non può permettersi il nostro no. Ciò detto, io penso che l'approdo finale del Pd non possa che essere il sì a questa operazione. Ma è evidente che un sì obtorto collo avrà conseguenze sul futuro».

Il PD tenta di limitare i danni - Insomma il tema delle divisioni interne ai Democratici non è archiviato ma almeno oggi si può evidenziare che c'è la possibilità di limitare i danni. Oggi sarà stata solo una coincidenza, ma il premier Mario Monti è arrivato a Montecitorio durante il voto sul dl liberalizzazioni e si è fermato a salutare e a scambiare qualche battuta prima con Massimo D'Alema poi con Fioroni, forse per dare l'idea di un gesto distensivo.