15 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Intervistato dal TG3

Lavoro: Bonanni, sindacati uniti. Domani proposte condivise

«Nessuna divisione tra Cgil, Cisl e Uil per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro». Lo ha assicurato il segretario generale della Cisl. Intanto preoccupano i dati ISTAT sulla produzione industriale in calo

ROMA - Nessuna divisione tra Cgil, Cisl e Uil per quanto riguarda la riforma del mercato del lavoro. Lo ha assicurato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni intervistato dal Tg3.
«Non mi pare che la Camusso abbia parlato di discussioni tra di noi - ha osservato Bonanni commentando le voci di dissidi nel fronte sindacale - le agenzie acuiscono... Stiamo discutendo bene tra di noi e stiamo affinando delle proposte che presenteremo domani (all'incontro con il ministro Fornero ndr), ci sono più accordi che disaccordi.
Quanto alle aspettative sull'esito della trattativa, Bonanni ha detto: «devo essere ottimista perché vedo che anche nell'ambiente politico c'è abbastanza volontà e ottimismo; dobbiamo darci una mano tra di noi altrimenti abbandoniamo la situazione agli estremismi».

CISL: E' recessione, determinanti politiche di crescita - «I dati di gennaio, con un forte calo del fatturato e degli ordinativi industriali, simmetrici a quelli della produzione industriale, confermano in pieno come l'economia italiana abbia superato il punto di svolta ciclico verso una pesante recessione». Lo sostiene in una nota il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra.
Scorrendo i dati Sbarra sottolinea come «l'avvio della recessione è quindi particolarmente duro, come confermano i numeri in rialzo della cassa integrazione per effetto delle diverse manovre di riequilibrio dei conti pubblici del 2011. In questa situazione - prosegue - la volontà di stimolare una fase di crescita a livello nazionale ed europeo non è più rinviabile, per scongiurare il rischio di una violenta contrazione del Pil del 2012, che rimetterebbe in discussione gli obiettivi dichiarati di riequilibrio di finanza pubblica, costringendo il Governo a nuove e pesanti manovre di segno recessivo».
«L'industria è un capitolo determinante delle politiche di crescita - conclude il sindacalista - e questo è il momento, per il Governo, di mettere in campo un progetto di sviluppo con al centro il sostegno a breve ed il potenziamento dei settori portanti del nostro sistema industriale, senza il quale sarà impossibile evitare un'ulteriore riduzione della base produttiva e la perdita, ancora, di molte migliaia di posti di lavoro».