22 ottobre 2019
Aggiornato 18:00
Servono campagne mirate per educare a un bere consapevole e moderato

Alcol, CIA: non è il vino la causa dello «sballo» tra i giovani

La CIA commenta i risultati del rapporto annuale redatto dal ministero della Salute: sono i superalcolici a determinare, complice la moda del «binge drinking», gli effetti più deleteri tra le nuove generazioni. Il vino paga anche gli effetti della criminalizzazione generalizzata

ROMA - Preoccupano i dati diffusi dal ministero della Salute, che testimoniano il dilagare del consumo di alcol tra le giovani generazioni. Ma non è il vino a creare problemi: lo «sballo» alcolico tra i giovani è causato piuttosto dall’assunzione di liquori e cocktail ed è legato a doppio filo a mode pericolose come il «binge drinking». Per questo è necessario evitare la criminalizzazione del vino. Bisogna invece far crescere la logica di una degustazione consapevole e moderata. Ben diversa dall’uso sregolato di alcolici. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Serve un’adeguata informazione per educare, in particolare i giovani, a un bere sano. Altrimenti - osserva la Cia - si corre il pericolo di innescare una spirale negativa che porta inevitabilmente alla discriminazione del vino, che è uno dei prodotti «principe» della nostra tavola e non c’entra nulla con l’abuso di alcol lontano dai pasti dei giovanissimi, collegato alla «movida» del fine settimana.
Il rischio, insomma, è che campagne criminalizzanti e non mirate e ordinanze di divieto - sottolinea la Cia - possano penalizzare pesantemente prodotti come il vino, che invece fa parte della nostra cultura, delle nostre tradizioni e della nostra storia. E che già vive negli ultimi vent’anni una stagione negativa sul fronte dei consumi interni, con un calo che dalla fine degli anni ’80 a oggi ha superato il 30 per cento.
Per questo diventa indispensabile rafforzare gli interventi di prevenzione e un puntuale monitoraggio sull’uso eccessivo e disordinato di superalcolici da parte delle giovani generazioni e contemporaneamente - conclude la Cia - sviluppare e incentivare politiche educative su valore del vino e sulla cultura del buon bere senza esagerazioni.