18 agosto 2019
Aggiornato 08:30
Riforma del mercato del lavoro

Lavoro, D'Antoni: Senza una riforma condivisa diciamo no

In Segreteria l'affondo dell'ex leader della Cisl. Bersani non commenta, convinto che potrebbero solo complicare la trattativa se venissero tirate fuori adesso. Di Pietro-Zipponi: Governo affronti l'emergenza occupazione

ROMA - La riforma del mercato del lavoro deve essere «condivisa», il Pd sosterrà l'accordo che sindacati, imprese e Governo troveranno al tavolo che partirà giovedì. Pier Luigi Bersani, secondo quanto raccontano, lo ha ribadito questa mattina durante la segreteria del partito e, fin qui, non c'è niente di nuovo: da dicembre Bersani invita Monti, pubblicamente e nei colloqui a quattr'occhi, a mettere mano al mercato del lavoro sedendosi al tavolo con le parti sociali, a cominciare dai sindacati. La convinzione del leader Pd, più volte illustrata a Monti, è che in un momento come questo, con il Paese in recessione e migliaia di lavoratori già a rischio licenziamento, il Governo per primo ha interesse a trovare una soluzione che garantisca la pace sociale. La novità, oggi, è stato l'intervento di Sergio D'Antoni, ex leader Cisl, che al ragionamento di Bersani ha aggiunto un'appendice: se per qualche ragione dovesse saltare il tavolo tra Governo e sindacati, ha spiegato, sia chiaro che il Pd non potrà che dire no a qualunque riforma portata avanti unilateralmente dal Governo.

Bersani non commenta il «rilancio» di D'Antoni - D'Antoni ha dato voce a quello che pensano in molti nel partito, anche se in queste ore l'ala più vicina alla Cgil sembra usare una maggior cautela, forse tattica. Di sicuro, racconta chi era alla riunione, Bersani non ha commentato il «rilancio» di D'Antoni, il segretario in questo momento non vuole valutare subordinate, convinto che potrebbero solo complicare la trattativa se venissero tirate fuori adesso.
D'altro canto, per il Pd è anche auspicabile che la soluzione venga trovata al tavolo tra Governo e sindacati, perché comunque questo eviterebbe il riemergere di quelle divisioni interne che sono state fin qui ricomposte con la proposta del partito che prevede un periodo di apprendistato di tre anni.

Di Pietro-Zipponi: Governo affronti l'emergenza occupazione - «Dai dati diffusi oggi dall'Istat emerge che la disoccupazione si è attestata intorno al 9%, raggiungendo così i minimi storici dal 2001. Un valore, però, ben diverso da quello reale, poiché l'istituto di ricerca considera occupato chiunque dichiari di aver effettuato anche solo poche ore di lavoro nel periodo preso in considerazione. Non si tratta, quindi, di occupazione piena». Lo affermano in una nota congiunta il presidente IdV, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi.
«Inoltre - aggiungono - esiste un'area, composta soprattutto da giovani e ultra cinquantenni, che non cerca più lavoro e non viene così registrata come disoccupata. Nei mesi scorsi, non solo noi dell'Italia dei Valori, ma anche Bankitalia aveva denunciato un tasso di disoccupazione reale superiore all'11%. Si tratta di un'emergenza che il governo deve affrontare subito per creare lavoro, sostenendo tutte le imprese che decidono di investire in Italia. Ci risulta incomprensibile e drammaticamente sbagliato, per il Paese, il confronto imposto dall'esecutivo alle parti sociali e alle forze politiche, incentrato unicamente sulla riduzione, per i neoassunti, dei diritti previsti dall'art.18 dello Statuto dei lavoratori. Il governo ha promesso, in cambio, di affrontare il tema degli ammortizzatori sociali, ma senza soldi significherebbe fare le nozze con i fichi secchi, con l'unico risultato di vendere ancora fumo e non certo di creare lavoro e crescita».