28 gennaio 2020
Aggiornato 03:00
Questura di Roma: «Abbiamo solo contenuto i manifestanti»

Fiat, la Polizia carica i lavoratori dell'Irisbus

Scudiere: «I lavoratori non si toccano». Centrella: «Le possibilità per salvare Irisbus sono minime o addirittura nulle». Camusso: «Il famoso piano Fabbrica Italia ha determinato la chiusura di tre stabilimenti»

ROMA - Caricati dalla polizia i lavoratori della Irisbus, che protestano davanti al ministero dello Sviluppo economico. Sale la tensione a poche ore dal nuovo incontro sul futuro dello stabilimento della società Fiat-Iveco, che segue l'annuncio della chiusura dello sito in provincia di Avellino da parte del Lingotto. E' quanto riferisce la Cgil.

Questura di Roma: «Abbiamo solo contenuto i manifestanti» - Nessun sequestro di persona da parte della polizia nei confronti dei manifestanti dell'Irisbus, oggi a Roma nel tentativo di salvare l'azienda in cui lavorano. La questura ha infatti comunicato di aver «Abbiamo solo contenuto i manifestanti», giunti sotto il ministero dello Sviluppo economico, «senza ricorrere a strumenti dissuasivi».
In una nota, la questura ha spiegato che, una volta «constatata la determinazione dei manifestanti a raggiungere Piazza Montecitorio, si è attivata provvedendo a contattare i promotori di iniziative che già impegnavano Piazza Montecitorio, e regolarmente preavvisate, per verificare la disponibilità ad accogliere la ulteriore manifestazione». Terminati i colloqui ai lavoratori dell'Irisbus è stato consentito di raggiungere piazza Montecitorio .
In attesa del via libera, sotto il ministro, «una parte dei manifestanti ha tentato di superare il cordone delle Forze dell'ordine, che si sono limitate al contenimento degli stessi manifestanti, senza ricorso a strumenti dissuasivi».

Scudiere: «I lavoratori non si toccano» - Il segretario confederale denuncia «il comportamento inaccettabile con cui sono trattati i lavoratori davanti al ministero». Per il dirigente sindacale, infatti, «i lavoratori non si toccano ed è assurdo che il Governo, sotto una propria sede, lasci che siano caricati dalla polizia mentre stanno soltanto testimoniando la voglia di lavorare e di salvare la propria azienda».

Centrella: «Le possibilità per salvare Irisbus sono minime o addirittura nulle» - «Ci aggrappiamo a ogni speranza e oggi non faremo finire il tavolo senza una garanzia per i lavoratori». Lo dichiara il segretario generale dell'Ugl, in merito all'incontro di questo pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico per discutere della vertenza Irisbus.
«Come ho già più volte dichiarato - continua il sindacalista Fiat non torna indietro e tutti, dalla Regione Campania alle istituzioni, si sono mosse molto tardi per la salvaguardia dell'intero indotto. Troppe parole, innumerevoli passerelle e poche azioni o proposte concrete. Dimostriamo unità e facciamo il possibile per trovare una soluzione a favore dei quasi 2000 operai che rischiano di non avere più un futuro occupazionale. E' un territorio martoriato dalla crisi a chiederlo. E' il sud, non solo l'Irpinia, che sta per scomparire dal futuro di Fiat».
«L'Ugl ha dimostrato concretamente di essere al fianco dei lavoratori e, lo ha fatto sin dal principio. Il sottoscritto - continua Centrella - si è sempre confrontato con gli operai, dicendo loro sempre la verità e le possibilità, seppur minime, che c'erano per salvare Irisbus. I lavoratori hanno compreso la mia posizione, più moderata, rispetto agli altri sindacalisti, ma cauta e realista. La 'rivoluzione' come ho già più volte dichiarato non porta a soluzioni, soprattutto se la si fa in momenti delicati come quelli che ha vissuto la Valle Ufita».

Camusso: «Il famoso piano Fabbrica Italia ha determinato la chiusura di tre stabilimenti» - Sulla vertenza Irisbus, che oggi pomeriggio sarà oggetto di un tavolo di confronto al ministero dello Sviluppo economico, ci sono delle responsabilità precise del governo. È questa l'opinione del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. «Il governo - ha detto a margine di una iniziativa sui temi del lavoro - ha una responsabilità: è produttore del trasporto pubblico collettivo e, quindi, ci sarà una relazione tra la chiusura dello stabilimento irpino e il fatto che le Regioni consegneranno i contratti al governo. Siamo di fronte alla conseguenza di politiche sbagliate del governo».
Camusso ha aggiunto: «Poi temo che, indipendentemente, la Fiat voglia ridimensionare la sua attività». Il segretario generale della Cgil ha sottolineato che le categorie stanno discutendo per trovare una soluzione. Inoltre ha puntato il dito contro la Fiat.
«Il famoso piano Fabbrica Italia - ha concluso - ha determinato la chiusura di tre stabilimenti (Irisbus, Termini Imerese e Imola). Rispetto a tutti e tre il governo ha fatto annunci, ma senza individuare soluzioni e prospettive. Prima o poi verrà il momento di discutere con Fiat di un piano condiviso».

Palombella: «Noi abbiamo tutte le carte in regola per chiedere a Fiat di assumersi le proprie responsabilità e di onorare gli impegni sottoscritti» -  «Riteniamo di incalzare l'azienda per riconfermare il progetto Fabbrica Italia a Mirafiori, Melfi e Cassino». Lo ha detto Rocco Palombella nel corso del suo intervento al Comitato direttivo nazionale dei metalmeccanici Uil, sottolineando che il sindacato chiederà a Fiat il rinnovo del contratto integrativo, avviando una fase di informazione e di mobilitazione.
Per quanto concerne Mirafiori, la Uilm dichiara la «totale contrarietà alla sostituzione delle Suv con modelli medio bassi, escludendo a priori la produzione della City car, che piuttosto potrebbe essere allocata nello stabilimento di Melfi.
«Abbiamo anche deciso di avanzare a Fiat formale richiesta di rinnovo del contratto integrativo, avviando una fase di informazione e di mobilitazione. Il nostro obiettivo - ha detto Palombella - non è solo recuperare il Premio di Risultato, scaduto anni or sono, ma anche ripristinare corrette relazioni industriali: Fiat evidentemente desidera un sindacato meramente aziendale, mentre noi siamo decisi a rivendicare il ruolo e la fisionomia di un grande sindacato confederale, quale è quello italiano».
Infine, sulla vertenza di Fiat Irisbus «Fiat ha sempre dichiarato che il suo piano industriale non prevedeva chiusure di siti.
Oggi, invece, dichiara di voler chiudere lo stabilimento di Avellino. Continueremo ad incalzare il ministro Romani ed il governo, affinché destinino una somma consistente alla mobilità urbana e continueremo ad incalzare Fiat affinché lo stabilimento resti aperto e di sua proprietà».