12 luglio 2020
Aggiornato 02:00
La crisi del debito sovrano

S&P declassa gli USA. Obama rischia una nuova fase recessiva

La decisione di Standard & Poor's è arrivata a mercati chiusi. Riunione d'urgenza dei ministri G7. Warren Buffett: il downgrade USA «non ha alcun senso»

WASHINGTON - Per le prima volta nella storia gli Stati Uniti hanno perso la tripla «A», il valore con cui nel mondo della finanza viene assegnato il giudizio più alto sulla stabilità dei conti pubblici di un Paese. Standar & Poor's, una delle tre grandi agenzie di rating internazionali, ha annunciato la decisione di tagliare il giudizio su Washington declassandolo da «Aaa» al più basso «Aa+». Un vero e proprio choc per l'economia e la politica americana che per settimane è stata alle prese con il rischio default, evitato in extremis dopo un lungo braccio di ferro tra democratici e repubblicani. Nella graduatoria di S&P ora gli usa sono sotto il Lichtenstein, allo stesso livello di Belgio e Nuova Zelanda. La notizia, unita ai terremoti finanziari degli ultimi giorni, ha spinto i ministri finanziari del G7 a convocare una conference call d'urgenza per le prossime ore. L'attesa ora è per come reagiranno i mercati al downgrade della più grande economia mondiale. La Borsa saudita, una delle poche piazze aperte di sabato, ha chiuso intanto in picchiata perdendo il 5,46 per cento, dando un sentore di come potrebbero reagire i mercati internazionali alla riapertura delle normali contrattazioni lunedì.
Il downgrade dei conti ora potrebbe mettere in seria difficoltà la corsa di Barack Obama verso un secondo mandato alla Casa Bianca, su cui grava anche l'alto tasso di disoccupazione e il rischio di una nuova fase recessiva non del tutto escluso dagli analisti.
Nel suo discorso del sabato, generalmente registrato il venerdì e quindi prima della notizia di S&P, Obama non ha parlato del downgrade ma ha spiegato che la «missione urgente» del Congresso è ora quella di creare posti di lavoro tagliando le tasse per il ceto medio, riavviando le opere pubbliche e incentivando le esportazioni di prodotti made in Usa.

Il Tesoro Usa ha fatto sapere che il giudizio è viziato, a loro avviso, da un errore di calcolo di almeno 2.000 miliardi di dollari. Una nota seguita a ruota da quella congiunta da parte di Federal Reserve e Federal Deposit Insurance Corporation (l'agenzia federale che assicura i depositi degli americani), che hanno subito difeso i conti statunitensi. Ma è dalla Cina che arriva il primo, minaccioso monito con note quasi sprezzanti: gli Usa debbono affrontare il problema del debito, dice Pechino. Precisando di avere il «diritto» di chiederlo, in qualità di primo creditore. «I giorni in cui lo zio Sam, piegato dai debiti, poteva facilmente dilapidare quantità infinite di prestiti stranieri sono ormai contati», ha commentato l'agenzia Nuova Cina.

La decisione di Standard & Poor's è arrivata a mercati chiusi, nella tarda serata americana: Washington non ha fatto abbastanza per allontanare preoccupazioni di lungo termine e il debito americano non è più considerato tra gli investimenti più sicuri del mondo. La spiegazione dell'agenzia di rating si imprime a fuoco direttamente sui libri di storia economica: «il downgrade riflette l'opinione che il piano di consolidamento fiscale su cui Congresso e amministrazione hanno trovato un accordo non fa abbastanza per quello che, secondo noi, sarebbe neccessario per stabilizzare le dinamiche del governo sul debito nel medio termine». Peggio ancora: «in un momento in cui i problemi sono in aumento, l'efficacia, la stabilità e la prevedibilità delle istituzioni americane sono indebolite».

La più grande economia mondiale non è abbastanza affidabile, un argomento su cui i suoi avversari politici non mancheranno di fare leva da qui alle presidenziali del 2012. Una macchia indelebile, impossibile da cancellare, anche se secondo gli osservatori se la decisione arriva da una sola agenzia, l'impatto non è catastrofico. E l'unica consolazione della notte nera del presidente americano è che Moody's e Fitch, le altre due grandi agenzie di rating, non hanno intenzione di seguire S&P e sembrano orientate a dare al governo il tempo che serve per fare i necessari progressi sulla riduzione del deficit.

Warren Buffett: il downgrade USA «non ha alcun senso» - «Non la capisco, non ha alcun senso». L'oracolo di Omaha, l'investitore miliardario Warren Buffett non ha dubbi: la decisione di Standard & Poor's di tagliare il rating del debito americano da «Aaa» a «Aa+» non era necessaria e dovrebbe avere un impatto solo limitato sui mercati.
«Se non succederà nient'altro e non entreranno in gioco altre variabili, per esempio nuovi problemi in Europa, non si noterà differenza», ha detto durante un'intervista all'emittente televisiva Fox Business.
Per questo, la sua Berkshire Hathaway, conglomerata americana il cui titolo vale oltre 107.000 dollari, non toccherà i propri investimenti per oltre 40 miliardi di dollari in titoli di stato americani. «Non ho la tentazione di vendere, tutto resta come è. A Omaha gli Stati Uniti hanno ancora la tripla A. Se ci fosse un rating quadrupla A, gli darei quello».

Chambers: Le divisioni politiche motivo del downgrade - Il braccio di ferro sull'innalzamento del tetto del debito americano, che si è protratto a Washington per mesi, è stato uno dei fattori chiave che hanno portato l'agenzia di rating Standard & Poor's a tagliare la valutazione del debito degli Stati Uniti da «Aaa» a «Aa+» per la prima volta nella storia. A essere messo in dubbio, come ha spiegato la stessa agenzia, è la capacità dei politici americani di lavorare insieme per risolvere le questioni fiscali.
John Chambers, presidente della commissione rating di S&P, prevede che il debito americano continuerà a salire nonostante l'accordo per tagliare la spesa pubblica per almeno 2.100 miliardi di dollari in dieci anni. Inoltre, sebbene ulteriori passi verso la riduzione del deficit potrebbero migliorare l'outlook e spingere S&P a rivedere al rialzo il rating, la battaglia sul debito «lascia supporre che un ripensamento dell'agenzia sarà improbabile».
Il Governo americano «non ha la stessa capacità propositiva per arrivare a soluzioni di lungo termine che mettano i conti americani su basi solide», ha detto Chambers, a cui ha fatto eco David Beers, responsabile della divisione rating sul debito sovrano, secondo cui «l'anomalia politica di Washington è stata cruciale nel downgrade», soprattutto alla luce del rischio rappresentato dall'incertezza politica.

New York Times: La crisi americana ha radici politiche - Da qualunque punto la si guardi - crescita, consumi, manifatturiero, immobiliare, azionario - l'economia americana è in difficoltà. Inizia così l'editoriale del New York Times che, all'indomani del downgrade degli Stati Uniti da parte dell'agenzia di rating Standard & Poor's, evidenzia le «radici politiche della crisi economica» e punta l'indice contro «il fallimento della leadership americana».
Parole dure, che pesano come macigni, soprattutto ora che il Paese ha perso la «Aaa», la valutazione più alta, quella che aveva sempre mantenuto nella sua storia finanziaria moderna. Il quotidiano rintraccia le origini della nuova crisi soprattutto nelle difficoltà nell'evidenziare una netta traiettoria di crescita e a creare posti di lavoro: «quello di cui l'economia ha veramente bisogno è un reale investimento del Governo per sostenere la domanda e l'occupazione».
Il mese scorso sono stati creati 117.000 posti e il tasso di disoccupazione è calato al 9,1 per cento, ma a un esame più attento anche questo non è un segnale necessariamente positivo. «Riflette l'assottigliamento progressivo della forza lavoro, l'aumento dei disoccupati di lungo periodo e la frustrazione di chi smette di cercare un impiego»: se i quasi tre milioni di americani «scoraggiati» fossero inclusi nelle statistiche il tasso salirebbe al 10,7 per cento e al 16,1 per cento se si calcolano anche quelli che trovano solo un lavoro part-time.
«Washington può negare davanti all'evidenza, ma il resto del Paese sa cosa sta succedendo», dice il quotidiano, facendo riferimento a un sondaggio del New York Times/Cbs News Poll che mostra come per la maggior parte degli americani creare posti di lavoro dovrebbe essere una priorità più pressante del tagliare la spesa pubblica. «E l'82 per cento degli americani disapprova il Congresso. Gli americani sanno cosa serve, anche se il Congresso non lo sa».

Da Berlino «no comment» sul taglio del rating USA - Il governo tedesco ha rifiutato oggi di commentare la storica decisione dell'agenzia Standard&Poor's di abbassare da «Aaa» ad «Aa+» il rating degli Stati Uniti, per la prima volta in 70 anni. «Non commentiamo» ha detto un portavoce del governo di Berlino interpellato dall'Afp sulla vicenda. Secondo l'agenzia di stampa tedesca DPA, che cita fonti vicine al governo, Berlino stima che la cosa migliore da fare in questo momento sia «rimanere in silenzio».

La Francia esprime totale fiducia in solidità economia Usa - La Francia ha espresso «fiducia totale nella solidità dell'economia americana», ha affermato il ministro dell'Economia francese, Francois Baroin, poche ore dopo la notizia del downgrading da parte dell'agenzia Standard & Poor's, che ha tolto la tripla A agli Stati Uniti.
«La Francia ha una fiducia totale nella solidità dell'economia americana e nei suoi fondamentali, come anche nella determinazione del governo americano a dare attuazione al piano (di riduzione del deficit) che è stato approvato dal Congresso questa settimana», ha affermato Baroin.