16 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
I temi affrontati al G8 di Deauville

Berlusconi: Il ricorso al nucleare è inevitabile

Le centrali europee saranno sottoposte a test, poi decide l'Unione

DEAUVILLE - Il ricorso al nucleare è «inevitabile» ma le centrali europee saranno sottoposte a dei test, poi l'Unione prenderà una decisione. Lo ha spiegato il premier Silvio Berlusconi parlando, durante la conferenza stampa finale, dei temi affrontati dal G8 di Deauville.
«Abbiamo parlato di tante cose. Abbiamo cominciato - ha detto il premier - esprimendo ammirazione e solidarietà al Giappone per la dignità con cui quel popolo ha affrontato lo tsunami e le conseguenze che hanno tolto la vita a quasi 15mila persone. Abbiamo confermato la nostra disponibilità a fornire degli aiuti che il Giappone ritenesse utili. Abbiamo parlato del commercio e dei negoziati di Doha e su questo punto si è verificato in generale pessimismo».

SCELTA INEVITABILE - «Abbiamo parlato - ha poi sottolineato Berlusconi - della sicurezza nucleare e si è arrivati a una generale considerazione circa l'inevitabilità del ricorso alla produzione dell'energia attraverso le centrali nucleari ma si è affermata la necessità di raggiungere uno standard di sicurezza assoluto. Tutte le centrali europee saranno sottoposte a delle indagini e a degli stress e quindi ogni Paese europeo si è detto in linea con la proposta che abbiamo fatto di far decidere tutto poi all'Europa. Abbiamo parlato di Chernobyl: dopo 25 anni si sta per chiudere quella tragedia e l'Italia ha confermato il suo supporto già promesso di 26 milioni di euro».

CAMBIAMENTI CLIMATICI - Berlusconi ha dunque raccontato che durante il summit si è parlato anche «della conferenza di Durban sui cambiamenti climatici. Qui ci sono due posizioni contrapposte: quella del presidente Sarkozy che crede nella necessità di fare avanzare la proposta di un'azione europea anche in assenza di azioni corrispondenti da parte dei Paesi emergenti, soprattutto Cina, India e Brasile. Poi c'è la posizione degli altri partecipanti, tra cui anche gli Usa, che ritengono che in un momento di crisi sia inutile impiegare delle risorse per le aziende produttrici ove le stesse misure contro l'emissione di anidride carbonica non siano assunte anche dai più grandi produttori di anidride carbonica nel mondo».