18 giugno 2024
Aggiornato 16:00
Lavoro precario

In piazza in tutta Italia perché «la vita non aspetta»

Da Palermo a Milano passando per Roma. Adesioni Cgil e opposizione

ROMA - Da Palermo a Milano passando per Napoli e Roma, perché la «vita non aspetta». Oggi è il giorno dei precari che hanno deciso di scendere in centinaia di piazze italiane per manifestare, «uniti», per «rivendicare diritti oggi negati», per far sentire la loro «voce» contro un mondo del lavoro che li relega ai «margini del sistema produttivo, mortificandone le competenze e cancellando ogni possibilità di realizzazione personale». L'appello, lanciato via internet da un pugno di giovani, porterà oggi, secondo i promotori, ad una giornata di «grande mobilitazione».

Una manifestazione a tappe per dire «basta», con una staffetta che passerà da una città all'altra, cominciata oggi di prima mattina in alcune città come Napoli e Bari. E che si sposterà nel pomeriggio un po' dappertutto: a Roma l'appuntamento è in piazza della Repubblica alle 15 per una street parade fino al Colosseo; a Milano la manifestazione è a Colonne di San Lorenzo alle 15,30; a Torino ci sarà un corteo alle ore 15 da piazza Vittorio; a Firenze sempre alle 15 a piazza Santo Spirito; a Palermo alle 17 da Piazza Indipendenza. Iniziative di sostegno verranno dai 'cervelli fuggiti' all'estero con iniziative a Bruxelles e a Washington.

Una protesta, quella promossa dal comitato Non più disposti a tutto, cui hanno aderito molte personalità del mondo della cultura e dello spettacolo (come Ascanio Celestini, Dario Vergassola, Dario Fo, Sabina Guzzanti, Subsonica), reti ed associazioni studentesche. A sostenerli anche la Cgil e l'opposizione: Pd, Idv, Verdi, Pdci-Federazione della sinistra hanno dato la propria adesione all'iniziativa.

4 milioni di persone - Un universo quello del precariato che oggi la Cgia di Mestre quantifica in un esercito di 4 milioni di persone in continuo aumento. «Pretendiamo risposte dalla politica - sottolineano i promotori - questa manifestazione serve per prendere la parola in prima persona e costringere questo Governo e questo Paese a confrontarsi con la precarietà del lavoro e di vita che rende le nostre esistenze insostenibili e con la marginalizzazione di almeno una generazione».