20 settembre 2019
Aggiornato 07:30
Il caso Fiat

Tremonti: con i «diritti perfetti» la fabbrica va via

Il Ministro in un dibattito al Workshop Ambrosetti: «Si deve pensare di cambiare: non il diritto in assoluto ma l'applicazione, la forma e il contesto»

CERNOBBIO - Per evitare le delocalizzazioni industriali è necessario «cambiare qualcosa» nel sistema dei diritti dei lavoratori, perchè altrimenti l'Italia perderà le fabbriche. Lo ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sottolineando che «negli ultimi 20-30 anni si sono accumulati diritti perfetti da applicare alla fabbrica perfetta. Il rischio adesso è di conservare diritti perfetti ma con la delocalizzazione della fabbrica».

CAMBIARE - «Qualcosa - ha evidenziato Tremonti in un dibattito al workshop Ambrosetti su democrazia e capitalismo - si deve pensare di cambiare: non il diritto in assoluto ma l'applicazione, la forma e il contesto. Bisogna adattarsi al mondo che è cambiato e chiedersi qual è il bene comune».
Alla Fiat di Melfi, in particolare, «se è vero che gli operai licenziati non hanno fatto nulla, hanno ragione loro. Ma se invece - ha concluso Tremonti - hanno bloccato la catena di montaggio, non era la forma più appropriata di manifestare il diritto di sciopero, e hanno sbagliato».

MARCEGAGLIA - Confindustria non abbassa la guardia sulla vicenda della Fiat di Pomigliano. Lo ha assicurato il presidente Emma Marcegaglia, a margine del Workshop Ambrosetti. «Seguiremo la vicenda di Pomigliano - ha detto - con grande attenzione e determinazione».
«Ma non è solo Pomigliano - ha aggiunto il leader degli industriali - sono tutte le imprese italiane che hanno bisogno» di migliorare la produttività «per essere competitive».

BONANNI - I diritti dei lavoratori esistono solo se ci sono le fabbriche e i posti di lavoro. Lo ha affermato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, parlando della vicenda Fiat. «I diritti dei lavoratori - ha detto Bonanni a margine del workshop Ambrosetti - esistono se l'economia sta in piedi. Se non ci sono le fabbriche, se non ci sono i posti di lavoro, non ci sono i diritti».