Situazione «calma» sui titoli di Stato italiani
Le ultime aste sono andate bene, ma l'attenzione degli osservatori sullo stato del debito pubblico italiano si è fatta molto elevata
MILANO - Dopo il mezzo flop dell'asta pre-ferragostana, quando un'offerta del Tesoro da 2,5 miliardi in Btp a 15 anni aveva avuto offerte pari a 2,374 miliardi, l'attenzione degli osservatori sullo stato del debito pubblico si è fatta molto elevata. Anche perché un eventuale crisi politica autunnale potrebbe rendere difficoltosa la gestione del debito pubblico italiano.
Il Tesoro dovrà rifinanziare 52 miliardi a settembre, 16 ad ottobre, 36 a novembre e 30 a dicembre. Ma la difficile congiuntura economica internazionale non aiuta certo l'Italia e gli altri Paesi europei con gravi problemi di bilancio a convincere gli investitori a comprare ii propri titoli.
Gli ultimi dati macroeconomici europei confermano che sia l'Europa sia gli Usa fanno fatica a uscire dalla difficile situazione dell'economia innescata dal crack Lehman Brothers del settembre 2008. Le Borse arrancano e gli investitori si rifugiano nel reddito fisso, è vero. Ma scelgono sempre di più di puntare sulla qualità, vale a dire sul sicuro Bund tedesco rispetto ai più remunerativi, ma anche più rischiosi, titoli di Stato greci, portoghesi, italiani, irlandesi e spagnoli.
Nell'ultima settimana, tanto per fare un esempio, lo spread, cioè il differenziale fra i titoli greci a 10 anni e il corrispondente bund tedesco è salito sopra i 900 punti dopo il record di 973 punti raggiunto a maggio al culmine della crisi economica greca, quando Atene si è trovata sull'orlo della bancarotta. Ad aumentare la tensione negli ultimi giorni è stata l'agenzia internazionale di rating Standard&Poor's, che ha tagliato il rating dell'Irlanda, portandolo da AA ad AA- , al livello più basso dal 1995, con outlook negativo. Una decisione che ha messo sotto pressione i titoli di Stato dei Paesi periferici, che hanno perso tutti terreno nei confronti dei bund tedeschi, gli unici che non hanno problema ad essere piazzati nonostante abbiano rendimenti molto contenuti.
Il bund a 10 anni ha ormai un rendimento inferiore al 2,10%, un minimo storico, mentre lo spread con il Btp italiano a 10 anni è salito sopra i 160 punti, ai massimi da inizio giugno, mentre una settimana fa viaggiava intorno ai 140.
Lunedì 30 agosto sarà messo all'asta il nuovo Btp decennale a scadenza marzo 2021 per un importo fra i 4 e i 5 miliardi. «Un'asta importante quella di lunedì - spiega Laura Di Luca, gestore obbligazionario di Anima - perché questa emissione al 3.75% con scadenza 2021 rappresenta comunque un benchmark per il mercato. Devo dire che le ultime aste di Bot e Ctz dei giorni scorsi sono andate molto bene, soprattutto perché sono state sottoscritte da fondi e assicurazioni, non da banche. Non è una differenza da poco, perché nei momenti di maggiore crisi i governi impongono alle banche di sottoscrivere le aste in assenza di domanda da parte degli altri investitori. Questo non è avvenuto ed è un fatto molto positivo».
«Per quanto riguarda le ripercussioni che potrebbe avere una crisi di governo in autunno - continua Di Luca - non credo che una crisi di per sé possa avere conseguenze sugli spread. Storicamente non è mai avvenuto, se non parzialmente sulle brevi scadenze. Il problema, semmai, è il dopo-crisi, cioè se non si riuscisse a formare una governo sostenuto da una maggioranza solida. Allora i mercati potrebbero reagire negativamente, ma per il momento la situazione è tranquilla. Il timore di un ottobre-caldo dal punto di vista della gestione del debito pubblico diciamo che non c'è. Però - sottolinea il gestore di Anima - bisogna considerare che rimaniamo un Paese con un debito che pesa per il 120% del Pil, quindi la prudenza è d'obbligo. Basta un aumento degli spread di 30-40 punti e diventa difficile per il Tesoro rifinanziare il debito. La strada per il risanamento è stata intrapresa, ma bisogna continuare a percorrerla con decisione. In autunno il parlamento dovrà approvare la finanziaria, è soprattutto lì che saremo giudicati dai mercati».
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