31 agosto 2025
Aggiornato 00:00
I piani di Marchionne

Fiat: newco Pomigliano. Fiom: fatto di gravità senza precedenti

Una nuova società per riassumere i lavoratori con il nuovo contratto frutto dell'accordo separato. Governo: «Garantire occupazione o pagare il conto»

ROMA - Una nuova società per riassumere i lavoratori dello stabilimento Fiat di Pomigliano D'Arco con il nuovo contratto frutto dell'accordo separato del mese scorso, non siglato dai metalmeccanici della Cgil. E' la strada sulla quale si starebbe muovendo l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, secondo quanto riferito dal quotidiano La Repubblica. Ipotesi definita di «gravità senza precedenti» dal segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, che aspetta l'incontro del 28 luglio per «conoscere le reali intenzioni dell'azienda».

«SCHEMA FIAT» - Si tratta di uno schema, secondo quanto riferito dal quotidiano, pensato per Pomigliano ma destinato a tutto il piano auto della Fiat italiana. Una soluzione che viene vista come un nuovo strappo dopo la scelta di spostare in Serbia e non a Mirafiori la produzione della prossima monovolume. Con quest'operazione Marchionne punterebbe ad arrivare all'applicazione del nuovo contratto per abbandonare le regole e le rigidità di quello dei metalmeccanici. Con il nuovo modello i diritti sindacali sarebbero riconosciuti soltanto alle sigle che hanno sottoscritto l'accordo, lasciando fuori la Fiom e i Cobas.

LANDINI (FIOM) - L'ipotesi della costituzione di una newco per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco se confermata «sarebbe un fatto di gravità senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro Paese». Lo afferma il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, a proposito del progetto dell'ad del Lingotto Sergio Marchionne. Alla Fiom si ricorda che «c'è la prospettiva di un incontro a breve con Fiat convocato dal governo» nel corso del quale «l'azienda avrà l'occasione di rendere note ai sindacati le sue reali intenzioni».

CHIAMPARINO - Intanto, sullo strappo di Marchionne sullo stabilimento torinese di Mirafiori è tornato a farsi sentire il sindaco della città, Sergio Chiamparino, che ha avvertito: La «scomparsa della Fiat da Torino non è ipotizzabile e non è socialmente sostenibile neppure un ridimensionamento». Chiamparino ha quindi invitato il Lingotto a «mantenere le promesse sul potenziamento del polo industriale di Torino». Anche per il presidente della regione Piemonte, Roberto Cota, «il punto è quello di avere un quadro chiaro dei piani produttivi ed occupazionali che riguardano lo stabilimento di Mirafiori».

CALDEROLI - Categorico il governo che chiede garanzie occupazionali all'azienda che in caso contrario dovrà «pagare il conto» di tutti gli aiuti ricevuti. Il ministro leghista Roberto Calderoli non transige sul fatto che «lo stabilimento di Mirafiori resti aperto e siano garantiti i livelli occupazionali, investendo come si è fatto a Pomigliano». Calderoli si comunque è detto fiducioso sull'esito del tavolo della prossima settimana. In caso contrario, ha detto, «saremmo costretti a far pagare il conto non soltanto alla Fiat, ma a tutte le altre imprese, di quanto hanno ricevuto in questi decenni dallo Stato». Sulla stessa linea il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli: «Il governo negli anni passati ha aiutato la Fiat e di questo l'azienda ne deve tener conto», ha osservato.

DI PIETRO - Raffica di critiche all'esecutivo piovono dall'opposizione. Secondo il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro «è il presidente del Consiglio che si deve assumere la responsabilità» della partita. Anche per il Pd il governo «non può soltanto essere spettatore e convocare, in ritardo, dei tavoli. Deve essere, come altri governi, a partire da quello degli Stati Uniti, attore fondamentale».