2 marzo 2024
Aggiornato 07:30
Inchiesta

I Pm di Roma al lavoro su altro affare di Mokbel

«Nessun accertamento invasivo sul Gruppo Finmeccanica o presidente»

ROMA - Alcune intercettazioni ambientali, diverse verifiche dei carabinieri del Ros e i verbali riguardo conversazioni telefoniche tra una serie di soggetti. Il contenuto del fascicolo stralcio avviato dalla Procura di Roma e che coinvolge, in qualche modo, una società partecipata da Finmeccanica è ancora in fase di accertamento. Ma ben conosciuto da parte del gruppo guidato da Pier Francesco Guarguaglini, perché quando quelle frasi, quei movimenti che riportano all'ormai famoso Gennaro Mokbel e ad altri soggetti, vennero resi noti mesi addietro dagli organi di stampa nell'ambito dell'inchiesta sulla rete di riciclaggio e su Fastweb e Telecom Italia Sparkle, venne smentito ogni legame e coinvolgimento. Il fatto, che a piazzale Clodio si definisce «eccentrico», perché non riguarda l'evasione dell'Iva o l'attività di imprese di telecomunicazione, in modo ufficiale non ha portato ad alcuna indagine invasiva, perquisizione o acquisizione atti, nei confronti del gruppo Finmeccanica o della Selex.

Nella nota diffusa in procura gli inquirenti capitolini ribadiscono che non sono in corso indagini o verifiche sulle attività del presidente Guarguaglini e della moglie. Ci sono altri magistrati, oltre a quelli romani, al lavoro?, si chiede. «Non è stato messo in calendario uno scambio di atti con altre autorità giudiziarie», si risponde. In mattinata si è comunque registrato l'incontro tra il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il capo del Ros, il generale Giampaolo Ganzer. Le voci riguardo accertamenti che punterebbero ad affari internazionali e pagamenti compiuti 'estero su estero', con «costituzione di commesse» e «fondi neri», porta a Napoli, a perquisizioni compiute nelle scorse settimane e ad interrogatori previsti «quasi certamente» per la prossima settimana. A Roma si rimanda, invece, ad una scena emersa nell'inchiesta sulla rete di riciclaggio internazionale, dove figurano, oltre a Mokbel, l'ex senatore Nicola Di Girolamo, il manager Marco Toseroni e altre persone.

Si parla, nelle intercettazioni, sulla base degli atti depositati sinora nel procedimento principale, di un investimento di 8 milioni per acquistare quote di una società attraverso un'altra e una 'controllata'. «Aho - dice Mokbel a febbraio 2008 - so' cinque mesi che avemo tirato fori li sordi e non avemo visto 'no straccio de contratto, nun c'avemo futuro. Con tutti i contratti dentro questa società, acquisirà un certo valore, consistente, importante, noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica che è da quantificare in... non so quanti mijoni, giusto?... Ma tu l'hai visto un contratto, l'hai visto?». Qualcuno propone di vendere le quote dell'azienda. E Toseroni spiega: «Non è che mi puoi far guadagnare neanche 150mila che devi guadagnare in Finmeccanica, perché io con 150mila euro non ci campo».

Di Girolamo, nell'occasione, invita tutti alla calma: «Abbiamo costruito questa holding per i crismi e secondo i dettami che avevamo concordato, è quella che consentirà a tutti di fare un salto di qualità, è ineccepibile, tecnicamente perfetta, è lo strumento più asettico e qualificato per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo. Attraverso quest'operazione di Finmeccanica, che è il fiore all'occhiello che potremmo rivenderci domani mattina, che solo una holding del genere potevi entrare in Finmeccanica, anzi addirittura Finmeccanica ha chiesto una partecipazione attraverso un fondo lussemburghese». Il gruppo pensa di ricavare in tre-quattro anni, 500 milioni dalla cessione a Finmeccanica. Successivamente Mokbel parlando con un amico, afferma: «Ieri sera sono stato a cena con uno dei tre capoccioni di Finmeccanica, lui però vive in America, a Washington, è quello che ha firmato l'accordo da sei miliardi sugli aerei negli Usa». Finmeccanica ha sempre smentito tutto.