16 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Assemblea Confindustria

Marcegaglia: servono interventi strutturali

Berlusconi: «Manovra concertata con tutti e imposta dall'Europa e dall'attacco all'euro che si è verificato nei giorni intorno al 9 maggio»

ROMA - Pieno sostegno da parte di Confindustria alla linea di rigore introdotta dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti con la manovra, anche se «mancano interventi strutturali». Tuttavia gli industriali lanciano un ultimatum al governo: riforme subito o si chiude una fase politica. «Il passo delle riforme è stato troppo lento - ha detto la presidente Emma Marcegaglia - e uno scontro politico e sociale sulla finanziaria potrebbe bloccarla del tutto. Di fronte a questo quadro Confindustria ha proposto a tutti un cambio di marcia». Se ciò non dovesse avvenire «e la maggioranza dovesse ridursi, per litigi e divisioni all'impotenza», ha avvertito, «si chiuderebbe all'insuccesso la lunga promessa della politica del fare».

L'appello all'intervento immediato la Marcegaglia lo ha esteso a opposizione, sindacato e imprese: «Noi dobbiamo chiedere a chi ha la responsabilità di condurre il Paese di non sbagliare tattica e strategia. Di prendere le decisioni giuste. Di farlo in tempi rapidi». La conseguenza potrebbe essere che a «pagare il prezzo più alto - ha aggiunto - saranno le imprese, i loro lavoratori e le loro famiglie, l'Italia tutta e per primi i cittadini più deboli. Forse è già tardi».

Per la presidente degli industriali, dunque, «le riforme sono più che mai urgenti». Per questo occorre «accelerarle» e su questo tema ci deve essere da parte di tutti «un cambio di marcia». Secondo il numero uno degli industriali è il momento di trovare «una grande intesa per la crescita. Serve una grande assise dell'Italia delle imprese e del lavoro. E' questa la proposta che rivolgiamo a tutte le organizzazioni sindacali e alle associazioni datoriali. Entro l'estate».

Dalla numero uno degli industriali è arrivato poi un altro invito. Se si chiedono sacrifici al Paese allora la politica deve essere la prima a dare l'esempio e ridurre «per prima ed energicamente i suoi privilegi». «E' arrivato il momento nel quale i politici italiani, dal Parlamento in giù, sino all'ultima comunità montana - ha detto Marcegaglia - taglino i propri stipendi e le dotazioni per le loro segreterie e collaboratori, disboschino esenzioni e agevolazioni. La sforbiciata data con la Finanziaria agli enti e ai costi della politica è sacrosanta ma è solo un buon inizio». La diminuzione del 10% delle indennità dei membri del governo, guardata da un'ottica internazionale, è per la presidente «un timido esordio».

Berlusconi, nel suo breve intervento come ministro ad interim, per lo Sviluppo risponde che la manovra è stata «per la prima volta trattata con Confindustria, con il commercio, con Cisl e Uil e anche Regioni, Comuni e Province». Una manovra che «non rientra nelle comuni finanziarie», ma che è stata «imposta dall'Europa e dall'attacco all'euro che si è verificato nei giorni intorno al 9 maggio e che per fortuna è stato sventato credo con l'intervento decisivo da parte del nostro Governo».
Berlusconi è stato poi 'gelato' dalla platea quando ha chiesto una specie di investitura popolare per la Marcegaglia ministro dello Sviluppo al posto del Scajola. Ha chiesto un 'sì' per alzata di mano, e, nel silenzio quasi tombale, un solo membro dell'assemblea ha alzato la mano.