Decreti, Napolitano avverte: stop ai contenuti impropri
Il presidente promulga con rilievi il dl incentivi ma invia una lettera ai presidenti delle Camere: «Norme eterogenee, troppe modifiche»
ROMA - Il presidente della Repubblica, nel promulgare la legge di conversione del decreto legge n. 40 del 25 marzo 2010 (cosiddetto «decreto incentivi«), ha inviato al presidente del Senato e ai presidenti del Consiglio e della Camera dei deputati una lettera contenente alcuni rilievi. E' quanto si legge in un comunicato stampa del Senato. Appena ricevuta la lettera il presidente del Senato, Renato Schifani, ne ha trasmesso copia ai presidenti dei Gruppi parlamentari di Palazzo Madama.
«PARLAMENTO COMPRESSO» - Nella missiva a Renato Schifani e Gianfranco Fini il capo dello Stato non fa riferimento solo al decreto incentivi, ma più in generale sottolinea di aver avuto «modo di rilevare, più volte e in diverse sedi che in presenza di una marcata eterogeneità dei testi legislativi e della frequente approvazione degli stessi mediante ricorso alla fiducia su maxi-emendamenti, si realizza una pesante compressione del ruolo del Parlamento, specialmente allorché l'esame da parte delle Camere si svolga con il particolare procedimento e nei termini tassativamente previsti dalla Costituzione per la conversione in legge dei decreti».
FIRMA CON RILIEVI - Nel promulgare la legge di conversione del cosiddetto «decreto incentivi» (la legge n. 40 del 25 marzo 2010 ), Napolitano fa alcuni precisi rilievi. «Il decreto-legge che, nella sua formulazione originaria, conteneva disposizioni riguardanti esclusivamente la repressione delle frodi fiscali, la riscossione tributaria ed incentivi al sostegno della domanda e delle imprese, nel corso dell'iter di conversione è stato profondamente modificato, anche mediante l'inserimento di numerose disposizioni estranee ai contenuti del decreto e tra loro eterogenee», scrive il Capo dello Stato nella missiva. Tale tecnica, ricorda poi, è stata «criticata» sia da lui che dai suoi predecessori. Per l'inquilino del Colle però inserire troppe norme eterogenee ha una «sua incidenza negativa sulla qualità della legislazione».
LOTTA ALL'EVASIONE - Infine, il presidente della Repubblica spiega perché ha scelto di non rinviare la legge sugli incentivi in Parlamento, malgrado le perplessità espresse. «I motivi fin qui illustrati - scrive il capo dello Stato - in sé considerati, potrebbero giustificare il ricorso alla facoltà attribuita al Presidente della Repubblica dall'art. 74 della Costituzione di chiedere alle Camere una nuova deliberazione in ordine alla legge a me trasmessa in data 20 maggio 2010. Tuttavia, trattandosi di una legge di conversione, sono consapevole che tale richiesta, in considerazione della prossima scadenza del termine stabilito dall'art. 77 della Costituzione, comporta il rischio della decadenza del decreto-legge, che contiene disposizioni di indubbia utilità, come quelle relative al contrasto dell'evasione fiscale ed al reperimento di nuove risorse finanziarie».
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