25 gennaio 2022
Aggiornato 08:00
Vertice Ecofin a Bruxelles

Fondo salva-Stati, sembra risolto lo scontro con Londra

Nuovo appello di Obama alla Merke. Londra non vuole partecipare al sostegno economico e per questo cerca di trovare minoranza di blocco

BRUXELLES - Sarebbe stato risolto il braccio di ferro con la Gran Bretagna e cominciano a emergere, a margine della riunione dell'Ecofin in corso a Bruxelles, i dettagli della proposta del 'meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria' che dovrebbe salvare l'euro in caso di nuove crisi.
Il meccanismo consisterebbe in un fondo che dovrebbe disporre 60 miliardi di euro da usare come garanzie di prestiti per i paesi in gravi difficoltà sui mercati finanziari, come nel caso greco.

IL FUNZIONAMENTO - Il meccanismo di stabilizzazione sarebbe costruito sul modello del dispositivo oggi previsto dall'art. 143 del Trattato Ue, il quale attualmente riguarda i soli paesi non membri dell'eurozona (definiti «Stati membri con deroga«). Questo strumento consente di fornire dei prestiti ai paesi che siano in difficoltà, o in grave minaccia di difficoltà nella bilancia dei pagamenti, come è già successo, recentemente, in tre casi in Lettonia, Ungheria e Romania.
Il problema è che il Trattato prevede la possibilità di usare l'art.143 solo per la bilancia dei pagamenti e solo per gli Stati fuori dall'eurozona. La questione potrebbe essere risolta con il ricorso all'art.122 del Trattato Ue sulle «circostanze eccezionali». Questa clausola prevede la possibilità di «concedere un'assistenza finanziaria dell'Unione» a uno Stato membro «che si trovi in difficoltà per circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo».
Al ricorso a quest'articolo era contraria inizialmente la Gran Bretagna. Londra temeva di essere costretta a pagare la sua quota parte del meccanismo di stabilizzazione anche nel caso in cui si fosse opposta alla sua creazione.
Allo stato attuale della discussione, secondo fonti diplomatiche, la Gran Bretagna sembrerebbe disponibile ad accettare il principio del ricorso all'art.122, a condizione di non essere costretta a partecipare ai prestiti bilaterali degli Stati membri, che potrebbero aggiungersi ai finanziamenti della Commissione europea nel meccanismo di stabilizzazione.

NUOVO COLLOQUIO OBAMA-MERKEL - Il presidente Usa, Barack Obama ha telefonato al cancelliere tedesco Angela Merkel per parlare della crisi debitoria della Grecia. I due capi di governo, ha reso noto il portavoce della Casa Bianca Bill Burton, hanno concordato sulla necessità che i Ventisette Paesi membri dell'Ue adottino «passi decisi» per restituire fiducia ai mercati.

NAPOLITANO - Sulla questione della crisi greca e delle sue conseguenze era intervenuto in precedenza anche il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Le «difficoltà di oggi e la grave crisi finanziaria e economica, che in queste settimane colpisce duramente l'amico popolo greco, l'incertezza del lavoro e la disoccupazione di lunga durata, la complessità del fenomeno dei flussi migratori, la condizione di rischio delle risorse naturali e energetiche, i sempre più incontrollabili cambiamenti climatici, impongono scelte decisive per il nostro futuro che nessun Paese europeo può illudersi di compiere da solo». Lo afferma in un messaggio diffuso in occasione del 9 maggio, Festa dell'Europa, il presidente della Repubblica.

BERLUSCONI - Intanto il premier Silvio Berlusconi ha proseguito anche oggi i colloqui con i leader europei, in vista delle riunioni sulle misure in difesa dell'euro. In particolare, fa sapere Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha parlato con Josè Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, ed è rimasto in continuo collegamento con il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, in partenza per l'Ecofin a Bruxelles. Silvio Berlusconi rimarrà in contatto per tutta la giornata con gli altri leader europei.