18 gennaio 2020
Aggiornato 09:00
Lavoro. Occupazione

Cgia: «In fumo 179mila posti lavoro, altri 292mila a fine 2010»

Tasso disoccupazione visto all'8,8%. Queste le previsione della Cgia di Mestre che definisce comunque «realistici» i segnali di ripresa

MILANO - La crisi economica ha bruciato ad oggi 179mila posti di lavoro e da qui alla fine del 2010 ne andranno in fumo altri 292mila, 471.200 in totale, con i senza lavoro che toccheranno quota 2,2 milioni, pari a un tasso di disoccupazione dell'8,8%. Queste le previsione della Cgia di Mestre che definisce «realistici» i segnali di ripresa «ma l`uscita definitiva dalla crisi avverrà, molto probabilmente, solo a partire dal 2011».

«Dalla metà di quest`anno sino alla fine del 2010 - dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre - noi stimiamo che questa crisi economica ci farà perdere altri 292.200 posti di lavoro portando il tasso di disoccupazione nel 2010 a toccare l`8,8%. Complessivamente alla fine del 2010 i senza lavoro saranno quasi 2.204.000. Dalla metà del 2008, inizio della crisi, sino alla metà di quest`anno ne abbiamo già persi 179.000. Pertanto, ipotizziamo che i senza lavoro, vittime di questa crisi epocale, dovrebbero attestarsi, alla fine di questo ciclo economico, sulle 471.200 unità».

Dati sicuramente preoccupanti, sottolinea la Cgia, ma meno drammatici di quelli registrati in Spagna, in Francia e in Germania. Infatti, secondo le previsioni della Commissione Europea mentre l'Italia registrerà una disoccupazione media nel 2009 dell`8,5%, il tasso di disoccupazione della Spagna toccherà quest'anno il 17,3%, quello della Francia il 9,6% e quello della Germania l`8,6%.

«Quello che ci preoccupa - conclude Giuseppe Bortolussi della Cgia - è che nonostante la ripresa economica, che probabilmente avremo tra più di un anno e mezzo, non necessariamente si riusciranno ad assorbire coloro che hanno perso in questi anni il posto di lavoro. Un dramma che rischia di penalizzare soprattutto le aree del Mezzogiorno d`Italia tradizionalmente più deboli».