20 gennaio 2020
Aggiornato 07:00
Intanto a Wall Street stanno per lanciare i «sciacallo bond»

L’Europa al G20: sulle nuove regole basta dilazioni

Il 24 e il 25 settembre a Pittsburg saranno di scena: bonus ai manager, paradisi fiscali, speculazioni sulle materie prime, e Tobin tax

«Entro la metà del 2010 il sistema finanziario globale dovrà essere governato da nuove regole». Più che una dichiarazione quella rilasciata da Angela Merkel è un paletto, una linea di demarcazione temporale oltre la quale, secondo il cancelliere tedesco non dovrà essere consentito di andare.

La Merkel non a caso è tornata sull’argomento delle regole. Ieri, nel corso del vertice che si è tenuto a Bruxelles in vista del G20 della prossima settimana che si terrà a Pittsburgh Germania e Francia sulle nuove regole da imporre alla finanza mondiale, hanno ottenuto un vittoria così parziale che a molti è sembrata una sconfitta.
Entrati in conclave con in tasca il progetto ambizioso di porre un tetto ai bonus che le banche possono elargire ai loro manager e ai gestori dei fondi comuni, i 27 leader europei ne sono usciti con una piattaforma molto ridimensionata che non fissa cifre, ma si limita a chiedere che i «bonus» siano proporzionati ai salari percepiti. Comunque, dice la bozza da portare a Pittsburgh, dovranno essere restituiti qualora, entro un arco di tempo pluriennale, i risultati finanziari delle società da loro gestite dovessero registrare risultati negativi.
E’ chiaro che la mancanza di tetti ben precisi cambia poco rispetto all’attuale regime dei premi ai manager, ossia restituisce la valutazione alla discrezione dei banchieri, esattamente come avveniva prima della crisi.
Dunque, un risultato ben lontano dalle ambizioni della vigila, che però stato salutato dal Presidente di turno del Consiglio, lo svedese Fredrik Reinfdelt, come un trionfo poiché è stato raggiunto dopo una strenua battaglia che all’interno del vertice europeo Francia e Germania hanno dovuto sostenere per contenere la pressione della Gran Bretagna che ha fatto di tutto pur di far saltare completamente il meccanismo dei lacci, seppure molto laschi, da imporre alle banche.
Insomma la mezza vittoria o la mezza sconfitta dei sostenitori di un giro di vite accompagnato da cifre predeterminate ha lasciato intravedere quale sarà il clima che si respirerà a Pittsburgh, quando a dare manforte ai paladini del libero arbitrio delle banche scenderanno anche le corazzate messe in campo dai lobbisti americani.
Ed è per questo che la Merkel oggi ha fissato una data precisa: Secondo le sue intenzioni deve fare da spartiacque fra il tempo effettivamente necessario per mettere a punto le nuove regole, e il desiderio di qualcuno di mandare tutto alle calende greche con tattiche dilatorie. Un obiettivo non difficile da raggiungere vista la complessità dei temi che verranno toccati.

SPECULAZIONE SULLE MATERIE PRIME - Non bisogna infatti dimenticare che a Pittsburgh non si parlerà solo dei «bonus». I grandi del G20, fra l’altro, dovranno dire che cosa intendono fare a proposito di mercati finanziari sensibili come quello delle materie prime. La proposta di chi è favorevole ad una maggiore regolamentazione dei mercati si propone di impedire che la speculazione continui a fare lauti affari sulla pelle delle popolazioni,soprattutto quelle più povere, giocando con le derrate al ribasso o al ribasso come si trattasse del tavolo della roulette.
Stesso discorso vale per il petrolio o per le materie prime indispensabili all’industria, come ferro o rame, la cui quotazioni, indifferenti ai valori reali, sui mercati finanziarie possono mettere in ginocchio l’economia globale.
Sarà possibile mettere sotto chiave i «future» sulle materie prime? E’ molto improbabile, se non impossibile. L’unica strada percorribile al momento potrebbe essere quella di aumentare le tasse sulle transazioni finanziare da applicare ad un pacchetto di materie prime che potremmo definire «esistenziali». E’ una soluzione che non dispiace anche dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il quale si dichiarato d’accordo con chi sostiene la necessità di contrastare il livello globale della speculazione.
Anche su questo versante, però, è meglio non farsi troppe illusioni.
Lo stesso Barack Obama deve vedersela con l’ala oltranzista dei puri e duri del suo paese, decisi non a non fare un passo indietro in fatto di libertà a tutti i costi. Gli ultras che avversano Obama non infatti non hanno esitato a dargli del socialista per avere evitato, con i soldi dei contribuenti, il fallimento a catene delle banche degli Stati Uniti. Un cataclisma che avrebbe comportato effetti devastanti, forse esiziali.
Tanto per avere un’idea dell’aria che tira in certi ambienti degli Stati Uniti basta ricordare gli appoggi e il sostegno mediatico che ha ottenuto la pubblicazione di un libro ad opera di Ron Paul, in cui questo deputato texano e repubblicano chiede che alla Federal Reserve venga ritirato il diritto all’indipendenza. Ron insomma chiede, trovando non pochi sostenitori, che la Fed, Banca Centrale Usa, dopo quasi un secolo venga consegnata nelle mani del Congresso, cioè della politica.

LOTTA AI PARADISI FISCALI - La Merkel ieri a Bruxelles ha rilanciato anche un vecchio cavallo di battaglia: la Tobin Tax, cioè un prelievo dello 0, 05 sulle transazioni finanziarie da destinare ai paesi poveri. A suo tempo questa idea caldeggiata da Jacques Chirac venne sonoramente bocciata. Farà ancora più fatica ad affermarsi la prossima settimana a Pittsburgh, dove lo scoglio più duro sarà quello della lotta ai paradisi fiscali.
Finora non si è andati più in là del pacchetto di nomi consegnato dalle banche svizzere agli Stati Uniti.
In Italia si ottiene a stento di intervenire su quel piccolo paradiso di nome San Marino.
Forse fra un mese San Marino firmerà un trattato con l’Italia. Ma intanto un’indagine della Guardia di Finanza, probabilmente non troppo aiutata dalle autorità locali, è riuscita a scovare un magro bottino di 50 milioni di euro, fatto risalire a 130 italiani sospettati di avere occultato il misero tesoretto nella repubblica del Titano.

FINI: «ETICA E PROFITTO NON SONO IN CONTRASTO» - E sempre per restare in Italia il Presidente della Camera, Gianfranco Fini ha pubblicato un lungo articolo sul Sole24Ore in cui, soffermandosi sull’etica in economia, ha ricordato che l’intervento pubblico non significa necessariamente partecipazioni statali, ma anche capacità di verificare i comportamenti tenuti dai privati e la loro riconducibilità alle regole che intendono garantire la correttezza e la trasparenza. Nella realtà, ha scritto Fini, etica e profitto non sono in contrasto: Anzi «la visione di un capitalismo sorretto da principi etici sembra attualmente la più funzionale al raggiungimento del massimo profitto con il contemporaneo rispetto dei valori umani».

«SCIACALLO BOND» - Ma a che punto è l’etica sui mercati finanziari, dopo la crisi che ha fatto tremare il mondo intero?
Ad un punto se morte se l’ultima trovata di Wall Street è la speculazione su vecchi e malati. In sintesi si sta diffondendo il metodo di acquistare a basso costo le polizze vita da chi non ce la fa più pagare le rate, in modo da entrare in possesso del «premio» al momento del decesso al posto dei congiunti. Più il sottoscrittore che vende muore velocemente, più l’affare per gli speculatori diventa remunerativo.
Wall Street vuole trasformare questa speculazione sulla vita della gente in strumenti finanziari: molto probabilmente li chiameranno«sciacallo bond».