19 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
«Assolutamente negativo» tassare oro

Oro: Trichet boccia Governo

Da Francoforte terzo no a provvedimento: «Ognuno tragga conseguenze»

FRANCOFORTE - Due no per iscritto. E un terzo no pronunciato in pubblico, davanti ai giornalisti internazionali. La Banca Centrale Europea conferma il proprio giudizio «assolutamente e inequivocabilmente negativo» sul provvedimento di tassazione delle riserve auree della Banca d'Italia contenuto nell'articolo 14 del decreto legge fiscale varato dal governo, approvato definitivamente il primo agosto dal Senato e promulgato dal Capo dello Stato.

Il giudizio è stato ribadito a Francoforte dal presidente della Bce Jean-Claude Trichet nella conferenza stampa seguita alla riunione odierna del Consiglio direttivo, che ha lasciato invariati i tassi d'interesse. «Confermo - ha detto Trichet rispondendo a una specifica domanda - che riteniamo che questo provvedimento di legge, la tassazione delle riserve auree della Banca d'Italia, fa sorgere preoccupazioni molto serie circa possibili violazioni delle normative comunitarie. E noi abbiamo un'opinione assolutamente e inequivocabilmente negativa su questa legge. E' la conferma di ciò che abbiamo già affermato».

Ma cosa pensa il presidente della Bce della posizione del premier Silvio Berlusconi che ha garantito, sabato scorso dopo il consiglio dei ministri, che la tassa sull'oro prevista all'articolo 14 si applicherà a Bankitalia solo previo parere favorevole della Bce e consenso della stessa Banca d'Italia? «Ognuno - ha detto Trichet - deve tirare le conseguenze appropriate ma il nostro è un giudizio negativo». E cosa farebbe la Bce, incalza una giornalista, se il provvedimento di tassazione dell'oro fosse comunque applicato? «Non voglio scendere in dettagli - è la risposta del banchiere centrale - ma mi avete detto che c'è stato un impegno a non farlo se lo avessimo considerato inappropriato. Vedremo quello che succederà, ma siamo assolutamente e inequivocabilmente contrari a questa parte di legislazione».

La norma, che prevede una tassazione al 6% delle plusvalenze sulle riserve auree della Banca d'Italia fino a un limite massimo di 300 milioni, è contenuta nella manovra d'estate del governo approvata definitivamente sabato primo agosto dal Senato e controfirmata dal Presidente della Repubblica. Da più parti il provvedimento è stato criticato perchè giudicato lesivo dell'indipendenza della Banca d'Italia. Una preoccupazione implicitamente espressa anche dallo stesso capo dello Stato che, in occasione del ventennale della morte di Paolo Baffi - il governatore di via Nazionale che pagando un alto prezzo personale difese l'indipendenza dell'istituto ai tempi della Loggia P2 - aveva pronunciato lo scorso primo agosto, poche ore prima dell'approvazione del Dl manovra, un discorso di commemorazione non rituale. «La tradizione di indipendenza e di rigore della Banca d'Italia - disse Giorgio Napolitano in quell'occasione - rimane patrimonio prezioso delle istituzioni repubblicane».

Il pronunciamento odierno di Trichet, come detto, non giunge isolato. La Banca centrale europea ha già formulato ben due pareri scritti, sul tema della tassazione delle plusvalenze sulle riserve auree, che non lasciano margini di dubbio. Secondo il parere piu' recente la tassazione minerebbe infatti l' «indipendenza finanziaria» della Banca d'Italia e la sua «indipendenza istituzionale». E sarebbe incompatibile con il divieto di «finanziamento monetario» del settore pubblico da parte di una banca centrale, non trovandosi oltretutto in linea con le norme stabilite dalla stessa Bce in ossequio all'articolo 26.4 del proprio statuto, quello che riguarda la standardizzazione delle norme contabili.

A questo punto appare certa la non applicazione della tassazione sull'oro anche alla luce della dichiarazione scritta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dello scorso primo agosto. Secondo il premier la norma che introduce la tassazione delle plusvalenze sull'oro della Banca d'Italia, contenuta nel dl manovra «è chiara e non può prestarsi ad equivoco. Secondo quanto espressamente previsto dall'articolo 14 del decreto legge, non potrà avere applicazione - si legge in quel testo - senza il parere 'non ostativo', cioè favorevole, della Bce, e senza il consenso espresso della Banca d'Italia».