20 novembre 2019
Aggiornato 18:00
Analisi di GoldMoneyNews

Oro, l'impronta di Chavez nei record di questi giorni

Verso il Venezuela il maggior movimento d'oro della storia recente, oltre 211 tonnellate di oro

MILANO - La decisione del presidente Hugo Chavez di nazionalizzare l'oro venezuelano sta causando il più grande movimento fisico di oro della storia recente. Questo non sta solo contribuendo a spingere le quotazioni del metallo prezioso ai record attuali ma può portare anche mettere in crisi il sistema. E' quanto sostiene un'analisi di GoldMoneyNews, curato dall'intermediario GoldMoney.
Il mega-movimento deciso da Hugo Chavez comporta lo smobilizzo di oltre 211 tonnellate di oro, l'equivalente di oltre 12 miliardi di dollari alla chiusura di venerdì scorso.

«Mentre i grandi rialzi degli ultimi due anni del prezzo dell'oro sono stati legati alle attività delle banche centrali nel mercato dell'oro, con i grandi acquisti da parte di India, Cina e Russia, la recente mossa del Venezuela - sottolinea l'analisi - è piuttosto unica: invece che comprare più oro, il Venezuela vuole semplicemente rimpatriare ciò che è già suo. A differenza degli acquisti delle banche centrali, che potrebbero comportare solo una voce di registro, in questo caso si tratta di una cosa reale: oro fisico che viene trasportato in giro».

«La cosa più significativa - si legge ancora - è la scoperta che circa la metà delle 99 e 11,2 tonnellate di oro contabilizzare rispettivamente presso la Banca d'Inghilterra (BoE) e la Banca dei regolamenti internazionali (Bri), sono conservate nelle 'banche dei lingotti' come JP Morgan Chase. Questo - continua - ha portato molti a credere che il grande recupero d'oro in corso possa essere un fattore può che contribuisce al recente aumento del prezzo dell'oro».

Un movimento che coglie, evidenzia ancora il lavoro, «il punto di ciò che il Gata, (Gold Anti-Trust Action Committee, fondato nel 1998 per mettere in luce e contrastare le dinamiche di cartello nella formazione delle quotazioni e dell'offerta dell'oro e degli strumenti finanziai collegati) ha evidenziato per oltre un decennio: le 'banche dei lingotti' e le banche centrali hanno lavorato a braccetto per gestire il prezzo dell'oro e molto dell'oro fisicamente depositato presso le 'banche dei lingotti' e le banche centrali è ipotecato, dato in garanzia o venduto più volte, con crediti multipli per ogni barra di oro fisico».

«Quando un grande 'cliente' come il Venezuela decide improvvisamente di prendere possesso del suo oro, può causare - continua- una corsa alle banche del lingotto, non diversa da quella tanto temuta per i contanti. La corsa in banca scatta quando i clienti cominciano a perdere fiducia nella capacità di questa di detenere il loro contante. Bastano pochi grandi clienti che ritirano nello stesso momento per mettere sotto stress il sistema bancario a riserva frazionaria. Presto, il panico colpisce le masse e si formano le code agli sportelli».