21 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Per gli agricoltori ci devono essere equi risarcimenti e in tempi brevi

E’ sempre più emergenza fauna selvatica nelle campagne

La Cia, nell’audizione al Senato, sottolinea che occorre scindere la questione dei danni degli animali dall’attività venatoria

ROMA - Occorre scindere la questione dei danni da fauna selvatica dall’attività venatoria e, quindi, dalla riforma della legge 157 del 1992. Non è, ad esempio, una soluzione la dilatazione dei calendari di caccia. Una proposta legislativa «ad hoc» dovrebbe, dunque, comprendere la riforma del sistema di risarcimento dei danni alle produzioni agricole e zootecniche, le attività preventive di conservazione dell’ambiente e le azioni ordinarie e straordinarie tese al contenimento delle specie dannose. E’ quanto sottolineato dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori nel corso dell’audizione presso la Commissione Territorio, ambiente, beni ambientali del Senato sul testo unificato della proposta di legge sulla protezione della fauna selvatica e il prelievo venatorio.

Un equilibrio, nell’interesse del Paese, della sensibilità dei cittadini, della qualità dell’ambiente e del territorio, che, per la Cia, deve essere perseguito innanzitutto e soprattutto incentivando politiche di contrasto rispetto alla sottrazione e al consumo di suolo agricolo, a partire dalle aree periurbane, di aumento di agricoltura intensiva e diminuzione di territori naturali, dall’altro lato di miglioramento delle attività di conservazione e gestione della natura e di prevenzione dei danni.

Per la Cia, tuttavia, l’unica vera urgenza è rappresentata dal tema dei danni da fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche. Questa grande criticità, in alcune zone è grave emergenza, richiederebbe un intervento legislativo rapido, snello, efficace, e basato sul principio della semplificazione burocratica.
Comunque, al tema del risarcimento dei danni la Cia tiene molto: deve esserci un «equo risarcimento» e non un semplice contributo al danno e in tempi certi. E’ importante che si superi la disomogeneità territoriale attuale, si semplifichino le procedure, si introducano criteri oggettivi per la stima dei danni e si istituisca un Fondo per risarcire le imprese agricole utilizzando anche parte dei proventi delle tasse di concessione governativa.
La Cia, inoltre, rileva come sia da ritenere inopportuno e controproducente rivedere la legge n. 157 quasi dall’esclusivo versante della liberalizzazione delle regole, intaccando in tal modo, nella sostanza, il delicato equilibrio che si era ottenuto, e che si dovrebbe avere a cuore di mantenere, tra esigenze degli agricoltori, istanze delle associazioni ambientaliste e mondo venatorio.

Una relazione sullo stato di attuazione della legge 157, peraltro prevista dall’art. 35 della legge stessa e più volte chiesto dalla Cia, insieme ad altre organizzazioni, ai ministeri competenti e alle Regioni, sarebbe necessaria oggi. Questo atto rappresenterebbe lo strumento di conoscenza propedeutico ad eventuali interventi migliorativi della Legge stessa, il cui impianto sarebbe in ogni caso da confermare e rafforzare.
Anche alle attività preventive di conservazione dell’ambiente la Cia attribuisce grande importanza (vedi l’impegno agricolo nelle politiche di sviluppo rurale e il fatto che i pagamenti diretti della Pac sono subordinati al rispetto dei criteri di eco condizionalità).

Si debbono anche decidere, laddove necessario, cioè dove è stato inefficace il controllo selettivo: le autorizzazioni per piani di abbattimento, anche in collaborazione con i proprietari e conduttori di fondi; i divieti di immissione legale e illegale sul territorio nazionale del cinghiale e altre specie dannose; l’introduzione di nuovi strumenti, ad esempio la tracciabilità degli allevamenti, in modo che la destinazione degli animali, quali i cinghiali, sia sempre controllata.
Su questa delicata materia, per la Cia resta prioritario saper favorire il confronto e il dialogo tra le sensibilità dei diversi attori sociali, avendo a riferimento gli interessi collettivi diffusi sotto il profilo della conservazione della natura e della fauna, della valorizzazione del sistema rurale a partire dal lavoro svolto dalle imprese agricole orientate alla qualità ed alla multifunzionalità, e di un’attività venatoria responsabile.