16 ottobre 2019
Aggiornato 01:30

Incontro Scajola-Regioni: posizioni ancora lontane

Permangono le posizioni critiche nei confronti degli indirizzi di Governo sulla politica industriale

ROMA - Non si ricompone il rapporto tra il Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e le Regioni. Ieri l’assessore alle attività produttive Fabio Badiali e il dirigente del Servizio Industria Fabrizio Costa hanno partecipato alla Commissione attività produttive, di cui le Marche sono Regione capofila, e oggi alla Conferenza dei presidenti delle Regioni (Badiali ha fatto le veci del presidente Spacca), ribadendo, con un documento ufficiale approvato all’unanimità, le posizioni critiche nei confronti degli indirizzi di Governo sulla politica industriale già espresse nel precedente incontro del 6 maggio scorso. La proposta formulata dal Ministro Scajola di procedere ad un accordo con le Regioni, potrebbe pertanto trovare accoglimento, solo a condizione che comporti una completa definizione delle priorità, una certezza delle risorse e dei criteri e degli stanziamenti complessivi da destinare al sostegno dell’economia reale.

In assenza di una condivisione in merito, le Regioni non ritengono di poter proseguire nel confronto dei singoli provvedimenti di iniziativa governativa che impattano in materia di politica industriale.
Badiali, in qualità di coordinatore delle Regioni per le attività produttive, sottolinea che alla base del dissenso delle Regioni c’è la preoccupazione per il modo con cui il Governo sta affrontando la grave crisi economica e la conseguente recessione che colpisce il Paese. La gestione centralizzata delle risorse in capo alla Presidenza del Consiglio ha fatto venir meno ogni tipo di programmazione in capo al Ministero dello sviluppo economico e vanificato il lavoro di concertazione che era stato avviato con le Regioni sui singoli programmi a partire dal programma Industria 2015 e dalle relative azioni connesse, dal programma Bonifiche e delle zone franche urbane. A rafforzare ulteriormente tale percezione si aggiungono le notizie sull’attuale consistenza del Fondo strategico per l’economia reale. Diventa pertanto non più rinviabile accertare in via definitiva criteri ed indirizzi dello svolgimento delle funzioni dello Stato e delle Regioni in materia di sviluppo economico, ricerca finalizzata e trasferimento tecnologico, promozione internazionale, dello sviluppo energetico, ecc., nonché l’ammontare delle risorse finanziare necessarie per attuare i programmi in questione.

FARE SISTEMA - Nel documento si sostiene che il Governo non stia facendo sistema con le Regioni, nonostante la loro disponibilità espressa con proposte concrete, per fissare le priorità della politica industriale, vanificando in tal modo le iniziative già a suo tempo messe in campo sui singoli territori. Così si rischia di uscire dalla crisi ancora più indeboliti sui mercati internazionali. C’è bisogno di una inversione di tendenza per affrontare in modo organico la situazione, essendo evidentemente insufficienti le misure tampone che, con diversi provvedimenti, il Governo sta adottando.

MASSIMA COLLABORAZIONE - Le Regioni hanno da tempo assicurato la massima collaborazione nella definizione dei contenuti dei programmi nazionali di competenza del Ministero dello sviluppo economico, che trovavano copertura finanziaria sulle risorse FAS. In molti casi peraltro si è lavorato ad ipotesi che prevedevano anche il cofinanziamento regionale degli interventi, sì da assicurare che le politiche attivate dai diversi livelli di governo, fossero realmente integrate. Il nuovo quadro finanziario proposto alle Regioni non convince in quanto prevede modalità (e ammontari) da cofinanziare che farebbero affidamento quasi esclusivamente, e ancora una volta, su risorse regionali la cui programmazione non era stata mai contemplata.

Anche perché, di fronte a tale sostanziale immobilismo del Governo in materia di politica industriale, le Regioni si stanno adoperando, da sole e con le poche risorse a disposizione, per dare delle risposte immediate e concrete, sostenendo le realtà produttive territoriali fortemente colpite dalla crisi.