15 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Borsa

Wall Street chiude in forte ribasso, Dj -1,54%, Nasdaq -1,89%

Pesa il riaffiorare dei timori legati alla recessione

NEW YORK - I segnali di una persistente debolezza del mercato del lavoro, uniti al declassamento dell'outlook sul credito del Regno Unito hanno intimorito gli operatori, compromettendo la prova dell'azionario americano, che chiude in netto calo. Il Dow Jones ha perso l'1,54% a quota 8.292,13, l'S&P 500 ha ceduto l'1,68% a 888,63 punti, mentre il Nasdaq ha lasciato sul campo l'1,89% a quota 1.695,25. Si tratta della terza seduta consecutiva in rosso.

Il calo dei listini azionari arriva all'unisono con quello dei Treasury e del dollaro. Dopo la revisione al ribasso del giudizio sull'outlook del Regno Unito a «Negative» da «Stable», gli investitori temono che un evento di questo tipo possa ripetersi anche per gli altri Paesi industrializzati, mentre si fa sempre più largo l'idea che le nazioni europee potrebbero compromettere la ripresa dell'economia globale. L'agenzia Standard & Poor's ha avvertito che potrebbe tagliare il rating sul debito del Regno Unito (che per il momento è di tripla A) nel giro di due anni, per via del peso dell'indebitamento e del deterioramento delle finanze pubbliche in seguito agli interventi varati dal governo per sostenere l'economia. Notizie poco confortanti sono arrivate anche dal fronte macro.

Nonostante il Superindice abbia offerto un segnale di un probabile miglioramento delle condizioni economiche, il mercato del lavoro sembra destinato a rimanere debole sino al 2010 e forse anche oltre. I dati diffusi dal Dipartimento del lavoro hanno evidenziato un calo delle richieste di sussidio meno accentuato delle attese, accompagnato da un nuovo record di quelle continuative. Per la prima volta in sette mesi, in aprile l'indice che fornisce una previsione sull'attivita' economica americana per i prossimi 6-12 mesi ha registrato una variazione positiva, lasciando pensare ad una probabile ripresa dell'economia verso la fine dell'anno. Ma nel frattempo l'indice che misura l'andamento dell'attivita' manifatturiera nell'area di Philadelphia, sebbene in recupero, è risultato inferiore alle attese nel mese di maggio. Guardando alle performance settoriali, le vendite hanno colpito in particolare i colossi manifatturieri, tra cui United Technologies (circa -2%) e Boeing (quasi -3%).

Il produttore di aerei ha confermato le previsioni sull'intero anno fiscale. Schiacciati in fondo ai listini i titoli Alcoa, Schlumberger e Deere & Co, che cedono almeno il 4% sulla scia dei timori che la recessione finirà per ridurre la domanda di metalli, energia e macchinari per l'agricoltura. Bank of America cede terreno (-1% circa), ma fa meglio del settore bancario, in flessione di quasi il 2%. Il Financial Times scrive che la banca americana intende ripagare i 45 miliardi di dollari ricevuti sotto forma di fondi governativi entro la fine dell'anno. Seduta da dimenticare invece per Regions Financial, che fa un tonfo di quasi il 16% dopo aver venduto titoli ad un prezzo scontato.

Sugli altri mercati, dopo aver chiuso ieri sui livelli più alti dal 10 novembre scorso, i futures sul Nymex con consegna luglio hanno perso 99 centesimi (-1,6%) attestandosi a 61,04 dollari al barile. Sul valutario l'euro guadagna ancora terreno nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di giovedì a New York il cambio tra le due valute è di 1,3883. In forte progresso l'oro: i contratti sul metallo prezioso con consegna giugno hanno guadagnato 13,80 dollari (+1,5%), attestandosi a quota 951,20 dollari l'oncia, sui livelli più alti dal 23 marzo scorso. In flessione, infine, i Titoli di Stato, con il rendimento sul benchmark a 10 anni che è salito al 3,3530% dal 3,2020% di mercoledì.