Vademecum UIL sull’accordo governo-regioni per gli ammortizzatori in deroga
Oltre 374 mila lavoratrici e lavoratori coperti con i 7,6 miliardi di euro stanziati per il biennio 200-2010
Nel biennio 2009-2010, con le risorse nazionali e regionali stanziate, la UIL stima in oltre 374 Mila, il numero dei lavoratori coperti con la cassa integrazione in deroga (in prevalenza coloro che non possono usufruire della Cassa Integrazione Ordinaria e Straordinaria), di cui 324 Mila tramite gli accordi delle Regioni e 50 Mila attraverso accordi governativi; contro le 42 Mila richieste in deroga autorizzate del 2008. La stima è stata calcolata, considerando una indennità netta media di 875 euro mensili (pari a 10.500 euro annui) diviso l’importo delle risorse per le indennità nette (sussidi) stanziate.
Le risorse stanziate ammontano, dopo gli approfondimenti dei tavoli tecnici, a 7,556 Miliardi e non agli 8 Miliardi inizialmente previsti, perché 447,1 Milioni di euro delle risorse nazionali sono state dirottate a 6 Regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lazio) che non avevano sufficienti risorse del Fondo Sociale Europeo per raggiungere l’obiettivo dei 2,650 Miliardi di euro.
E’ quanto emerge da un dettagliato «Vademecum UIL», sull’Accordo Governo-Regioni per gli ammortizzatori in deroga, elaborato dal Servizio Politiche Territoriali che ha analizzato le risorse e i documenti operativi approvati dalla Conferenza Stato-Regioni.
Il Governo metterà sul «piatto» - spiega Guglielmo Loy, Segretario Confederale UIL - 5,353 Miliardi di euro, mentre le Regioni 2,203 Miliardi.
Le Regioni gestiranno 6,803 Miliardi di euro, di cui 675 Milioni assegnati in questi giorni alle Regioni stesse, mentre 753 Milioni di euro saranno gestiti a livello centrale per accordi nazionali.
Nello specifico, in una ideale graduatoria, si stima che in Lombardia con 1,249 Miliardi di euro a disposizione, saranno disponibili sussidi, nel biennio 2009-2010, per 59 Mila lavoratori; seguita dal Veneto con 647 Milioni di euro e sussidi per 31 Mila lavoratori; nel Lazio le risorse a disposizione sono 596 Milioni per una copertura di 28 Mila lavoratori; in Toscana (507 Milioni di euro) ed in Campania (505 Milioni di euro), i lavoratori indennizzati saranno 24 Mila per ognuna delle due regioni.
Meno lavoratori percettori del sussidio per la cassa integrazione in deroga in Val d’Aosta, dove con 19 Milioni di euro a disposizione, a beneficiarne saranno 924 persone; in Molise le risorse a disposizione ammontano a 33 Milioni di euro e i sussidi riguarderanno 1.562 lavoratori; in Basilicata le risorse ammontano a 55 Milioni di euro per 2.615 lavoratori in cassa integrazione in deroga; la Provincia Autonoma di Trento avrà a disposizione 68 milioni di euro per concedere sussidi a 3.215 lavoratori; nella Provincia Autonoma di Bolzano le risorse ammontano a 79 Milioni di euro per sussidi da destinare a 3.777 lavoratori.
Adesso bisogna evitare che, nelle singole Regioni, ritardi burocratici gravino sulle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori. Occorre che le Parti Sociali siglino immediatamente con le Regioni, gli Accordi Quadro operativi, prevedendo all’interno di questi la garanzia dell’erogazione di almeno il 70% del sussidio già dal mese successivo alla richiesta.
Ma non c’è soltanto un problema di «tempi» e «numeri».
Esiste anche un problema relativo al sostegno al reddito percepito da questi lavoratori. Basti pensare che se venissero ripristinati i 500 Milioni di euro, originariamente previsti dall’Accordo Governo-Regioni, sarebbe possibile, per questi lavoratori, un’integrazione ulteriore del reddito pari a 772 euro annui pro capite, innalzando in questo modo all’87,3% l’indennità media netta percepita.
Allo stesso tempo, conclude Loy, invitiamo le Regioni, che a seguito della revisione dei parametri del Patto di Stabilità avranno maggiore «manovrabilità» e, di conseguenza, maggiori risorse nei propri Bilanci, a destinare ulteriori «soldi» a misure anti crisi, in primis per innalzare la percentuale dei trattamenti di cassa integrazione, portandoli dall’attuale 80% del salario ad almeno il 90%, ma soprattutto perché, ad una crisi globale, la risposta non può che essere «glocale».