12 dicembre 2019
Aggiornato 15:30
I sindacati tentano le ultime carte del dialogo con la proprietà per evitare la liquidazione di Iris Ceramica

Liquidazione Iris Ceramica

I sindacati chiedono un ripensamento alla proprietà per salvare 780 lavoratori

I sindacati tentano le ultime carte del dialogo con la proprietà per evitare la liquidazione di Iris Ceramica, azienda leader del distretto della piastrella di Sassuolo che fa capo a Romano Minozzi. Dopo l'incontro - non positivo - di ieri sera con l'amministratore delegato, Cgil, Cisl e Uil invocano un «passo indietro», chiedono la mobilitazione di tutte le istituzioni per salvare 780 posti di lavoro e minacciano uno sciopero generale.

La notizia della volontà di liquidare l'azienda è arrivata dopo le feste natalizie, quando ancora i dipendenti erano in ferie. Ieri l'incontro urgente tra i rappresentanti sindacali e l'amministratore delegato Giuseppe Pifferi. «Siamo qui in veste di liquidatori dell'Iris per cui l'unico argomento discutibile sono gli ammortizzatori sociali per i lavoratori».ha detto ieri sera Pifferi. Stasera ci sarà un altro incontro tra i sindacati, la proprietà e lo studio che si dovrà occupare della liquidazione. Ma per lunedì è già stata convocata un'assemblea di tutti i dipendenti (dei tre stabilimenti di Sassuolo, Fiorano e Viano a Reggio Emilia) per decidere le future azioni dimostrative.

«La nostra paura - ha dichiarato Enzo Tagliaferri, segretario provinciale della Femca-Cisl di Modena - è che ora tutti gli imprenditori delle aziende in crisi pensino di poter risolvere i problemi mettendo in liquidazione l'azienda». Nel distretto di Sassuolo c'è già «terrore» tra contoterzisti, spedizionieri e artigiani. «L'Iris è una delle aziende leader nel settore - spiega Tagliaferri - è una delle più radicate in provincia e ha sempre vantato un ruolo sociale sul territorio. Minozzi (proprietario del gruppo Granitifiandre e di Iris, ndr) annunciando questa liquidazione si è giocato in una giornata sola tutta la sua credibilità. Temiamo il pericolo emulazione - continua il segretario ribadendo che «tante aziende del distretto ora potrebbero pensare di risolvere il problema della crisi del settore attraverso la liquidazione. La crisi c'è, non la mettiamo in discussione.

Nel settore, alla fine del 2008, si chiude con un calo delle vendite del 20 per cento e per alcuni mercanti come gli Usa anche del 25 per cento; anche in Italia le cose non vanno tanto bene. Ma non è possibile pensare di trovare una soluzione a questa crisi con la chiusura di aziende». Il 'caso Iris' poi va affrontato separatamente. «I numeri di novembre e dicembre non sono positivi - spiega il segretario - ma non si può decidere del futuro di un'azienda soltanto per i risultati degli ultimi due mesi. Prima di natale eravamo in azienda per discutere con la proprietà di una ristrutturazione: c'è un disavanzo di dieci milioni, due forni nella sede di Sassuolo sono spenti da settimane, avevamo intravisto un percorso che prevedeva tra l'altro esuberi per cento lavoratori. Ci sono ancora tanti interventi da mettere in campo, come la cassa integrazione. In questo modo l'azienda si dovrà fare carico dei lavoratori».

«Il panico è anche per le aziende dell'indotto che ruota attorno all'Iris - aggiunge Tagliaferri -. Ci sono stampatori, fornitori di carta e di materie prime che hanno già manifestato la propria preoccupazione. Un'azienda di trasporti che ha l'esclusiva con Iris teme il peggio: per loro vorrebbe dire chiusura. Poi c'è la disperazione di interi nuclei familiari per i quali non sembra esserci prospettiva».