17 novembre 2019
Aggiornato 21:30
Tessili

Riforma contratti: il tessile di Biella fa scuola

Smi e Filtea Cgil: «Può essere modello di riferimento per tutti»

Il modello del tessile può essere la buona pratica da prendere a riferimento per l’intero sistema industriale, in questa fase di difficile confronto per la riforma del modello contrattuale.

A sostenerlo è la Confindustria del settore tessile attraverso le parole di Carlo Mascellani, responsabile dell’Area Relazioni industriali di Smi, in un articolo pubblicato oggi sull’Eco di Biella. Mascellani, richiamando l’importanza della distinzione del ruolo della contrattazione nazionale da quella aziendale, sottolinea che quest’ultima, «da esercitare nel rispetto del principio della non obbligatorietà e se vengono riconosciute le reciproche convenienze, ha lo scopo di incentivare l’aumento della produttività, creando così nuovi spazi redistributivi».

Una posizione che converge con quella della segretaria generale della Filtea Cgil Valeria Fedeli: «Proprio il tessile, nell’ultimo rinnovo contrattuale, si è già posto il problema di corroborare il rapporto tra salario e produttività. A quel tavolo abbiamo deciso di estendere, per contratto, le condizioni di contrattazione in azienda di parte del contratto collettivo. Non solo, ma abbiamo anche deciso di sperimentare l’allargamento su base di distretto. Il modello del tessile biellese, quindi, può essere considerato una buona pratica e preso come modello anche a livello nazionale».