15 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Rigassificatore offshore di Livorno

«Sul rigassifiatore di Livorno-Pisa al Consiglio di Stato vincono gli interessi di pochi»

Greenpeace continua a sostenere che il rigassificatore offshore di Livorno è un progetto illegale e un pericoloso precedente per l’industrializzazione del nostro mare

Rigettando la decisione del TAR della Toscana che sospendeva l’autorizzazione concessa al rigassificatore offshore di Livorno, il Consiglio di Stato ha confermato l’incultura giuridica dell’Italia che continua a porre l’interesse privato di chi inquina e distrugge il mare e l’ambiente davanti all’interesse generale dei cittadini che hanno diritto a una migliore qualità della vita.

Greenpeace continua a sostenere che il rigassificatore offshore di Livorno è un progetto illegale e un pericoloso precedente per l’industrializzazione del nostro mare. La sentenza del TAR, pur non accogliendo alcuni degli aspetti sostanziali promossi da Greenpeace, riconosceva che la procedura utilizzata per creare questa zona industriale in mare è stata illegale, sotto vari punti di vista. Adesso, il Consiglio di Stato ci dice che per l’interesse di pochi sarà possibile piazzare aree industriali ovunque.

«Adesso è chiaro che per le Istituzioni di questo Paese l’interesse di pochi è ‘preminente’ rispetto al diritto di tutti di avere un mare e un ambiente pulito» dichiara Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di Greenpeace. «Greenpeace resta contraria alla realizzazione di aree industriali incv mare e continuerà a combattere contro questa porcheria.»

La realizzazione di un’area industriale in mezzo al mare è la degna conclusione di un processo che ha lasciato al completo abbandono il Santuario dei Cetacei e che sta per condurre, dopo una gestione non sempre brillante e tagli di fondi alla cieca, a una probabile distruzione del sistema nazionale delle Aree Marine Protette.

Greenpeace ha monitorato quest’estate il Santuario dei Cetacei. Anche se i risultati definitivi del monitoraggio non sono disponibili, l’impressione di Greenpeace è che ci sia una diminuzione del numero di balenottere e delfini che frequentano l’area.