16 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
Agostino Megale, commenta le valutazioni del Centro studi di Confindustria

«Aumentano salari? Da Csc valutazioni esagerate»

«La crescita delle retribuzioni di fatto nel primo semestre risente delle ‘una tantum’ derivanti dai ritardi contrattuali e da fattori di stagionalità»

«Dire che i salari aumentano e superano l’inflazione è un’affermazione esagerata, e comunque i dati dell’Istat rendono chiaro il grande valore dei contratti nazionali nel tentare di tutelare il potere d’acquisto». Così il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale, commenta le valutazioni del Centro studi di Confindustria relative ai dati Istat di oggi. «Guardando i dati dell’Istituto statistico - aggiunge - da una parte si conferma che la produttività è sostanzialmente a zero ma dall’altra si sottolinea che la crescita delle retribuzioni di fatto nel primo semestre risente delle ‘una tantum’ derivanti dai ritardi contrattuali e da fattori di stagionalità».

Infatti, continua il sindacalista, «ad un primo trimestre in cui si registra un aumento del 5,9% delle retribuzioni, segue un secondo in cui queste crescono del solo 2,8%». Inoltre, se si dovessero confermare tali tendenze, «a fine dicembre 2008 il tasso di inflazione si attesterà al 3,8% e la crescita delle retribuzioni di fatto al 3,4% con una riduzione del potere d’acquisto dello 0,4%. Se a questo si aggiunge che il governo continua a non avere alcuna intenzione di restituire il fiscal drag, registreremo una perdita complessiva del potere d’acquisto dello 0,8%».

Per questi motivi, prosegue Megale, «va ricordato che quando si parla di emergenza salari e pensioni, si tocca una questione che riguarda le famiglie italiane che, sulla base anche dell’ultimo dato elaborato dal nostro istituto di ricerca, rende evidente che tra il 2002 e il 2008 il reddito delle famiglie italiane ha avuto un segno più pari a circa 12.000 euro per imprenditori e liberi professionisti, e un segno meno per operai e impiegati tra i 2500 e i 3000 euro. Questi dati confermano - conclude - che esiste una questione vera dei redditi in Italia, dei redditi dei lavoratori per i quali è indispensabile che i contratti nazionali tutelino il potere d’acquisto dall’inflazione reale senza immaginare depurazioni da quella importata che penalizzerebbero ulteriormente le retribuzioni».