16 ottobre 2021
Aggiornato 04:00
Allevatori in grave crisi: meno redditi, più costi e made in Italy a rischio

Scongiurare il tracollo della suinicoltura italiana

La Cia, all’indomani della firma del Piano d’impegni e alla vigilia dell’incontro con il ministro Zaia, sottolinea l’esigenza di dare risposte valide ad un settore in profonda difficoltà

E’ giunto il momento di dare risposte concrete agli allevatori di suini che vivono un momento di profonda crisi. Così sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori all’indomani della firma del «Piano di impegni esecutivi per il settore suinicolo» e alla vigilia dell’incontro con il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Luca Zaia in provincia di Brescia.

La Cia ricorda che il Piano -siglato a livello interprofessionale dalle Organizzazioni agricole, da Anas e Unapros, dall’Organizzazione industriale della macellazione e dai Consorzi di tutela del Prosciutto di Parma e San Daniele- può avere un ruolo importante per costruire il futuro della filiera suinicola italiana. Occorrono, però, misure adeguate per dare certezze agli allevatori, i cui redditi si sono pressoché dimezzati, e per rilanciare sviluppo e competitività delle imprese di un settore importante dell’agricoltura italiana che, altrimenti, rischia la scomparsa.

Oggi, purtroppo, la nostra suinicoltura è vicina al tracollo. Molti allevamenti, oberati da pesantissimi costi di produzione e alle prese con prezzi in caduta libera, sono a rischio chiusura, mentre il nostro Paese è sempre più invaso da prosciutti e salami stranieri (875 mila tonnellate per un valore di oltre 1 miliardo e 700 milioni di euro l’import del 2007, con oltre 60 milioni di cosce fresche di maiale). Una crisi profonda e traumatica che sta gettando nella disperazione un’intera categoria.

Gli allevatori -ricorda la Cia- sono allo stremo e non possono più operare in queste particolari condizioni. Basti pensare che nello scorso anno il prezzo medio dei suini è diminuito dell’8 per cento rispetto al 2006, mentre il costo dei cereali e dei semi oleosi, indispensabili per l’allevamento, ha fatto registrare impennate vertiginose: il mais nazionale è cresciuto del 33,6 per cento, l’orzo estero del 44,6 per cento, la farina di soia estera del 30,7 per cento, la crusca di frumento tenero del 55 per cento.

Per comprendere le difficoltà degli allevatori, basta rilevare che, fatto cento il valore del suino pagato dal consumatore, solo il 14, 8 per cento va all’allevatore. Nel 2001 il suinicoltore incideva per il 21,1 per cento. In sette anni un «taglio» del 6,3 per cento.

Per quanto concerne le misure da adottare in tempi rapidi, la Cia evidenzia l’esigenza di alleggerire il «peso» del credito bancario nei confronti delle imprese suinicole. Va, inoltre, attuata una riduzione dell’onere fiscale e tributario, prevedendo strumenti già utilizzati in altre situazioni di settori in crisi. Risulta, poi, importante prevedere l’inserimento di interventi finanziari concreti per lo sviluppo degli allevamenti suinicoli nei «Piani di settore» che il ministero delle Politiche agricole sta predisponendo