Il sottosegretario all'Economia è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa
ROMA - Scoppia la bufera sull'accusa di collusione politico-mafiosa con il clan camorristico dei Casalesi al sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, di cui i magistrati hanno notificato richiesta di arresto alla Camera dei Deputati. Per il Gip di Napoli Cosentino avrebbe ricevuto voti in cambio di favori contribuendo «con continuità e stabilità, sin dagli anni 90, a rafforzare vertici ed attività del gruppo camorrista facente capo alle famiglie Bidognetti e Schiavone», da cui «riceveva puntuale sostegno elettorale».
LA CARRIERA POLITICA - In questo modo, secondo il giudice partenopeo, il candidato Cosentino è diventato «consigliere provinciale di Caserta nel 1990, consigliere regionale della Campania nel 1995, deputato per la lista Forza Italia nel 1996 e, quindi, assumendo gli incarichi politici prima di vice coordinatore e poi di coordinatore» di Forza Italia in Campania, anche dopo aver terminato il mandato parlamentare nel 2001».
IL RUOLO DEI PENTITI - Basandosi su dichiarazioni di pentiti, l'ordinanza afferma che Cosentino avrebbe creato e co-gestito monopoli di impresa controllate da famiglie mafiose, quali l'Eco4 spa, e nella quale «esercitava, in posizione sovraordinata a Giuseppe Valente, Michele Orsi e Sergio Orsi, il reale potere direttivo e di gestione» e questo sin dall'inizio degli anni 90.
IL PDL SI E' SPACCATO IN DUE, mentre sulla vicenda Cosentino si rimanda anche la discussione delle candidature per le regionali nella maggioranza: il sottosegretario puntava alla regione Campania.
Ipotesi da subito ieri respinta dal presidente della Camera Gianfranco Fini con una netta resa di distanza: «Non ne ho parlato con Berlusconi ma non credo rientri nel novero delle cose possibili».
Ma il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, esprime «solidarietà personale, umana e politica» al sottosegretario. «Sono in particolare allibito - dice - dal fatto che dei pentiti, scattati ad orologeria, riferiscono fatti in buona parte risalenti a tredici anni fa e che solo ora si trasformano in motivazione di un'iniziativa giudiziaria». E per l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, «Nicola Cosentino ha sempre svolto con passione ed onestà l'attività politica. Le accuse mosse appaiono tanto più incredibili ed inconsistenti solo ad osservare che da moltissimo tempo sono annunciati, a mezzo stampa, indagini e provvedimenti nei suoi confronti».
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martedì 10 novembre 2009© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Commenti
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francesco - 11/11/2009 21.43.55h
Ci risiamo! Ma è mai possibile che ogni qualvolta un politico viene indagato, si scatena sempre questo putiferio di voci a difenderlo. Sistematicamente i pentiti diventano bugiardi (allora scarcerate tutti i mafiosi che sono stati condannati dalle loro accuse ), i Magistrati diventano comunisti ed esibizionisti. Ma allora cosa devono fare? Strappare i verbali di interrogatorio dei pentiti? Noi cittadini che oramai la politica la vediamo come un cancro che stà consumando questa società che di civile non ha più niente, siamo stanchi. Ma perchè non difendete la povera gente che non ha mezzi per difendersi.