Spie e spiati

Cia e Wikileaks, Ŕ caccia serrata alla talpa che ha svelato i segreti

╚ caccia grossa alla talpa che avrebbe svelato i segreti dello spionaggio Cia a Wikileaks. Dopo la fuga di notizie a la pubblicazione del dossier, l’FBI ha ufficialmente avviato le indagini per scovare chi abbia passato le informazioni all’organizzazione di Assange

L'FBI Ŕ a caccia della talpa dei dossier Cia
L'FBI Ŕ a caccia della talpa dei dossier Cia (sergign | shutterstock.com)

Spie e spiati. Questo il quadro inquietante dipinto nella prima parte del dossier pubblicato nei giorni scorsi su Wikileaks. Come riportato in un altro articolo, la Cia avrebbe agito in modo occulto per ‘spiare’ le persone attraverso sistemi informatici e malware installati negli smartphone, nei PC e anche nelle Smart Tv. Ora, dopo la fuga di notizie, l’FBI ha avviato ufficialmente un’inchiesta e aperto la caccia alla talpa che avrebbe passato le informazioni all’organizzazione di Julian Assange.

La talpa
Chi sarebbe dunque la talpa che ha fornito le scottanti informazioni sullo spionaggio di cittadini, politici e così via a Wikileaks? È quello che intende scoprire l’FBI dopo il putiferio che si è scatenato sulla faccenda e che ha messo in fibrillazione sia le aziende del settore tecnologico che la stessa Amministrazione Usa. Dalle rivelazioni di ‘gola profonda’ è infatti emerso come praticamente tutti i sistemi di comunicazione e messaggistica siano a rischio intercettazioni non autorizzate.

Non è ancora finita
Dopo la prima tornata di rivelazioni che hanno fatto tremare molte poltrone, Wikileaks annuncia che presto saranno online nuove e – se possibile – ancora più scottanti rivelazioni. Ma per il momento, anche se si sta facendo una corsa contro il tempo, su chi sia stato a far uscire le informazioni da Langley c’è il buio più totale. E pensare che dopo i casi Chelsea Manning e Edward Snowden era stata creata la National Insider Threat Task Force proprio per individuare potenziali talpe nelle Agenzie di sicurezza e altri ambienti governativi.

Casi che si ripetono
Ma quelli dei dipendenti ‘infedeli’ non sono casi isolati. Per esempio, nell’ottobre scorso l’FBI aveva arrestato Harold T. Martin, un contrattista della National Security Agency (NSA) del Maryland dopo che si era portato a casa documenti su alcune delle principali cyber-armi dell’Agenzia. Questi file, non si sa come, erano finiti su Internet. Martin ha sempre negato un suo coinvolgimento, tuttavia rimane il fatto che ben 50 Terabyte di informazioni riservate hanno preso la via del web e sono stati illegalmente divulgati. «Chiunque abbia pensato che Manning e Snowden fossero casi unici si sbagliava di grosso – sottolinea al Washington Post l’ex capo del controspionaggio Usa presso la Direzione nazionale dell’Intelligence, Joel Brenner – Ben Franklin sosteneva che tre persone possono mantenere un segreto se due di loro sono morte».

Gli hacker in casa
Gli hacker sono spesso utilizzati proprio dai governi e da certe organizzazioni perché capaci non solo di ‘bucare’ i server e le protezioni, ma perché possono proprio individuare le possibili falle nella sicurezza. Solo che, spesso, sono questi stessi hacker a tradire i datori di lavoro trafugando le informazioni riservate che poi vengono utilizzate per i diversi scopi – non sempre virtuosi. Anche in questo ultimo caso, la fonte di Wikileaks sarebbe un hacker che lavora o ha lavorato per il Governo americano. «Se i segreti sono condivisi su sistemi a cui hanno accesso migliaia di persone – conclude Brennan – quei segreti potrebbero non essere più tali. Questo problema non è destinato a scomparire, è una condizione della nostra esistenza». Si attendono sviluppi.