Colpa del caldo

Invasione di cimici in molte città italiane. Cittadini barricati, porte e finestre chiuse

Le cimici invadono le città e le campagne, specie del Nord Italia. I cittadini barricati con porte e finestre chiuse, e le coltivazioni vengono distrutte. L’allarme dalla Coldiretti.

L'invasione delle cimici
L'invasione delle cimici (Steve Heap | Shutterstock.com)

ROMA – Non siamo ai livelli della biblica invasione delle cavallette, ma a giudicare da quanto sta accadendo nel Nord Italia, ci manca poco. Solo che a essere protagoniste sono le cimici, quegli insetti piatti e verde-marroncino (a seconda della stagione) che normalmente, in questo periodo, cercano rifugio dal freddo nelle case riscaldate. Città e campagne sono oggetto in questi giorni di una vera e propria invasione che in molti casi ha costretto le persone a barricarsi in casa, sprangando porte e finestre. Nelle campagne si iniziano a contare i danni causati dalle cimici che non si danno preoccupazione di distruggere pere, mele, kiwi, uva e anche coltivazioni di soia e mais.

Dall’Oriente con appetito
La cimice che sta invadendo città e campagne è del tipo ‘marmorata asiatica’, si legge nel comunicato di Coldiretti, che al contempo lancia l’allarme. Questo insetto è particolarmente pericoloso per l’agricoltura perché prolifica depositando le sue uova almeno due volte all’anno, con 300-400 esemplari alla volta. «La prima segnalazione – sottolinea la Coldiretti - si è avuta in Emilia Romagna nel 2012, ma quest’anno la situazione è divenuta drammatica. E a esserne maggiormente colpiti sono soprattutto nel Nord Est, tra Friuli e Veneto. Anche se non mancano riscontri in altre regioni, dalla Lombardia al Piemonte».

Colpa del caldo
A favorirne la diffusione è stato un inizio di autunno anomalo, con temperature decisamente sopra la media. Questo favore climatico ha permesso la moltiplicazione degli esemplari che non hanno in Italia antagonisti naturali. «Un problema che – precisa la Coldiretti – rende molto difficile la lotta all’insetto che da adulto è in grado di volare per lunghe distanze alla ricerca del cibo e sverna come adulto in edifici o in cassette e anfratti riparati per poi raggiungere in primavera le piante per alimentarsi, accoppiarsi e deporre le uova».

Una lotta fisica
«La lotta – spiega Coldiretti – per ora può dunque avvenire solo attraverso protezioni fisiche come le reti anti insetti a protezione delle colture perché non è possibile importare insetti antagonisti dalla Cina per motivi sanitari. Se le cimici provocano vere stragi delle coltivazioni, per l’uomo, oltre al fastidio provocato dagli sciami che si posano su porte, mura delle case e parabrezza delle auto, l’unico pericolo è quello di restare vittima del cattivo odore che gli insetti emanano se schiacciati».

Da dove arrivano le cimici?
Come detto, la cimice in questione proviene dall’Asia orientale, in particolare da Taiwan, Cina e Giappone. Il nome scientifico è Halyomorpha halys, o cimice marmorata. «Gli studiosi la definiscono una varietà estremamente polifaga – aggiunge Coldiretti – che si nutre di un’ampia varietà di specie coltivate e spontanee. L’invasione dei cosiddetti insetti alieni provenienti da altri continenti è dovuta all’intensificarsi degli scambi commerciali attraverso i quali sono arrivati in Italia dove hanno trovato un habitat favorevole a causa dei cambiamenti climatici. La cimice asiatica è infatti solo l’ultimo dei parassiti inediti per l’Italia dove nel tempo sono arrivati, per fare qualche esempio, dalla Popillia Japonica alla Drosophila suzukii, dal Dryocosmus kuriphilus alla Xylella, con un conto dei danni all’agricoltura nazionale stimato in oltre il miliardo di euro».

Anche le castagne sono vittime
«Se la Xylella fastidiosa che sta facendo strage di ulivi nel Salento è proveniente dal Costa Rica – precisano dalla Coldiretti – le castagne hanno invece già pagato un conto salatissimo con la produzione che è scesa drammaticamente per colpa del cinipide galligeno del castagno, il Dryocosmus kuriphilus, proveniente dalla Cina che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni contro il quale è stata avviata una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale, anche se ci vorrà molto tempo per ottenere un adeguato contenimento».

Per non parlare degli agrumi e altri frutti
Agli agrumi e altri frutti non è toccata sorte migliore. E così, «gli agrumi della Sicilia sono stati gravemente attaccati dalla Tristeza (Citrus Tristeza Virus) che ha indebolito oltre il 30% delle coltivazioni, centinaia di migliaia di piante di kiwi del Lazio e Piemonte sono state letteralmente sterminate dalla batteriosi del kiwi (Pseudomonas syringae pv. Actinidiae), mentre melo e pero in Emilia sono stati colpiti dal colpo di fuoco batterico (Erwinia amylovora). Ma c’è anche il punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus originario dell’Asia – prosegue Coldiretti – che ha fatto strage di decine di migliaia di palme dopo essere comparso in Italia per la prima volta nel 2004 e da allora si è dimostrato un vero flagello che ha interessato il verde pubblico e privato in Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Abruzzo e Molise. E danni incalcolabili sta anche facendo la Drosophila suzukii il moscerino killer molto difficile da sconfiggere che ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva soprattutto in Veneto».

Il clima che cambia
Uno dei responsabili di questa drammatica situazione e di quelle che probabilmente si manifesteranno è stato in gran parte attribuito ai cambiamenti climatici, orma i più che evidenti. «Siamo di fronte ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano con una tendenza al surriscaldamento che si è accentuata negli ultimi anni, ma anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi e anche l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura», conclude la Coldiretti.