21 luglio 2019
Aggiornato 10:30
Psicologia

Godi nel fare dispetti? È una questione di geni

Dispettose e cattive, lo si può davvero essere per «nascita». Almeno secondo un recente studio che suggerisce che si può essere geneticamente programmati per essere così

STOCCOLMA – Si può essere 'nate male'? Essere cattive o dispettose per natura? Secondo i ricercatori dell'Università di Stoccolma e dell'Università di Exeter sì. Allo stesso modo, però, si può essere gentili e buoni per natura.

Come ci evolviamo
L'intento del team internazionale di ricerca è stato quello di sviluppare un modello matematico per esaminare il comportamento sociale in una vasta gamma di specie diverse, al fine di ampliare la nostra comprensione dell'evoluzione della socialità. La teoria della selezione naturale ha da tempo permesso ai biologi di spiegare perché alcuni animali, e altri organismi, adottino un comportamento altruistico a proprie spese. Per esempio, quello delle api operaie nei confronti dell'ape Regina.

Qualcuno sì e qualcuno no
Ciò che tuttavia gli scienziati non sono stati in grado di spiegare fino a oggi è il ruolo del polimorfismo genetico, o il perché alcuni individui sembrano essere geneticamente programmati per aiutare gli altri, mentre altri tendono a sfruttare la loro generosità. Mediante diversi test il laboratorio, i ricercatori sono riusciti a osservare fino a che punto tutto questo è influenzato dal condizionamento o dall'ambiente circostante. Si è così scoperto che il comportamento degli individui spesso può evolvere essendo determinato da un insieme di tendenze genetiche ereditarie che predicono accuratamente i rapporti sociali, piuttosto che in risposta diretta a ciò che vivono o di cui fanno esperienza.

Questione di geni
Secondo i ricercatori, spesso dietro al comportamento di una persona vi è dunque una componente genetica, ossia si agisce in base a istruzioni ereditate. Gli individui si comportano in modo diverso a seconda delle varianti genetiche specifiche con cui sono nati. «La teoria dell'evoluzione sociale non ha affrontato in precedenza il polimorfismo genetico – spiega il dottor Olof Leimar dell'Università di Stoccolma e principale autore dello studio – Abbiamo sviluppato un modello che ci permette di esplorare questo all'interno di un quadro generale a fianco di altre influenze comportamentali». Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PLoS Computational Biology.