20 novembre 2019
Aggiornato 19:30
Al cinema

Il ritorno di Kubrick: «Barry Lyndon» restaurato per i suoi 40 anni

Nelle sale dal 12 gennaio il grandissimo capolavoro del 1975 in versione restaurata, che rappresenta uno straordinario affresco del '700, lontanissimo dai film impegnati e sociali cui ci aveva abituati fino ad allora

ROMA - Quando uscì, nel 1975, non fu un grande successo, ma oggi viene considerato a ragione uno dei capolavori assoluti di Kubrick. Visivo fino agli eccessi, estetico, un quadro da vedere dall'inizio alla fine, «Barry Lyndon» festeggia i suoi 40 anni con un graditissimo ritorno nei cinema italiani (dal 12 gennaio) in versione restaurata dalla cineteca di Bologna.

UN FILM CHE E' UN QUADRO TUTTO DA VEDERE - Tratto dal romanzo di William M. Thackeray, la pellicola è uno straordinario e accuratissimo spaccato del '700. Per creare un'opera il più possibile realistica (leggendaria la dovizia di particolari che Kubrick pretese), il regista si ispirò direttamente ai famosi dipinti di paesaggi dell'epoca per scegliere le ambientazioni dei set e i costumi. Merito anche della «nostra» Milena Canonero, che con i costumi vinse il suo primo premio Oscar. Per le riprese il maestro girò con l'ausilio della luce naturale e, dove non possibile, di candele e lampade a olio per le riprese notturne. Campi lunghissimi, luce fredda tipica dei villaggi dispersi dell'Irlanda, con figure che si stagliano nette sugli orizzonti sconfinati, e chiusa nel fondo nero di una carrozza. Per realizzare tutto questo il maestro utilizzò persino delle rivoluzionarie lenti studiate apposta dalla Zeiss per la NASA.

COSA DICEVA KUBRICK - 11 milioni di dollari di budget, 300 giorni di riprese in due anni, con Kubrick che motivava gli attori facendogli ascoltare sul set le musiche che avrebbero poi fatto da sottofondo alla scena. Un film che rappresenta il trionfo dell'estetica pura, lontanissimo dai film impegnati e sociali cui ci aveva abituati fino ad allora. «Mi ha sempre attirato un film il cui destino del protagonista è già inciso sul primo fotogramma» disse. «Barry Lyndon offriva l'opportunità di fare una delle cose che il cinema può realizzare meglio di qualunque altra forma d'arte: presentare cioè una vicenda a sfondo storico. La descrizione non è una delle cose nelle quali i romanzi riescono meglio, però è qualcosa in cui i film riescono senza sforzo, almeno rispetto allo sforzo che viene richiesto al pubblico» raccontò ancora alcuni anni dopo.