Billecart Salmon, un lusso accessibile
Una maison fondata nel 1818 e tuttora in mano alla stessa famiglia piuttosto che ad un grande gruppo, come ormai sempre più spesso accade per le grandi griffes delle nobili bollicine francesi
MAREUIL SUR AY - Gli Champagne Billecart Salmon rappresentano spesso per molti la migliore soluzione quando vi troverete in imbarazzo davanti ad una carta dei vini che spinge molto sui ricarichi e poco sull’effettiva ricerca di nomi rari o di estrema nicchia. Ma anche in enoteca, una bilanciata cuvée extra brut, o meglio, un brut réserve ricavato da tre annate diverse, sarà in grado di risolvervi la serata senza azzerarvi la riserva di carica presente nel portafoglio e neppure divaricarvi troppo le sinapsi.
UN ROSE’ D’ECCEZIONE - Però la cuvée più equilibrata e costante nel tempo etichettata Billecart è sicuramente il rosé, il cui prezzo medio di mercato sta sui 70/80 euro. Sono decenni che non delude, così sempre ben aperta e divaricata di delicati profumi. Quella bolla fine, quel color buccia di cipolla che ricorda un grande Krug, e poi quell’attacco al naso che vira immediatamente sugli agrumi maturi, convergendo e fissandosi proprio sul profumo del mandarino.
ROSA SALMONE - Impossibile non coglierlo: prima una nota di lampone e poi dritto e stabile sulla buccia di mandarino. Delizioso. Sembra sempre Natale quando si stappa e si annusa un Billecart Rosé color Salmon. Manco a dirlo, una bella baffa di salmone Balik, le sue uova e un trancio di pane grigliato saranno uno dei migliori matrimoni che si possano creare all’ora dell’aperitivo. Ma anche uno spaghetto tiepido alla Marchesi, sostituendo il caviale Osietra con quello di salmone potrebbe essere sufficiente per finire la bottiglia nello spazio del primo tempo di una partita di calcio, se sul divano non avete niente di meglio da fare.
EROS E CHAMPAGNE - Questa magia è stata realizzata grazie ad una lunga storia e da una lunghissima esperienza che scorre nel sangue rosso di sette generazioni, da centinaia di raccolti di pinot meunier, chardonnay e pinot noir vinificato in rosso. Il raffinato assemblaggio riporta però il colore verso i toni di una delicata rosa pallida e buccia di cipolla, anche se in gioventù sarà realmente più rosato che tendente all’ambrato. Rosa e cipolla, perché eros e Champagne sono indissolubili. Le bollicine sono e saranno sempre finissime, il naso preciso sulle note agrumate e in bocca si rivelerà fine, rinfrescante e persistente senza però pesare a lungo, e quindi occorrerà un altro sorso, e un altro ancora. La tentazione sarà di buttarne anche un poco laggiù, sul rosa di una rosa distesa e lasciva sul divano, proprio là, alle origini del Mondo, per poi andare a raccoglierne la verità.
LE ALTRE CUVEE - Tralascerei cuvées marginali quali la demi-sec, così in disuso in Italia, perché terra di moscato spumante, e tralascerei anche la cuvée sous bois, che come dice la parola stessa è stata interamente vinificata in legno, con la conseguente piacevolezza – soggettiva a questo punto - relegata alla complessità e alla rotondità, forse eccessiva? Ricorderei più piacevolmente invece il blanc de blancs, che per un purista del mono vitigno rappresenta un termine di paragone importante quando si affronta una degustazione seria. In questo caso l’assemblaggio viene fatto partendo da ben cinque grand cru. Solo chardonnay ovviamente, e di due annate diverse, per creare quella complessità che poi sfocerà al naso su note di tostato, tra nocciole e mandorle, che sono descrittivi che portano la mente ad abbinare qualche cosa di più importante di un aperitivo. Un bella sogliola alla mugnaia per esempio, o una pollastra alla crema, volendo esagerare e andando oltre a quella che vi aspetta sul divano.
NICOLAS FRANCOIS - Dentro a quel gran bel tomo che si chiama 4000 Champagnes, edito da Flammarion e messo insieme dall’effervescente svedese Richard Juhlin, troverete molto in alto qualche etichetta Billecart. Sicuramente la cuvée Nicolas François (sui 100 euro), nata nel 1964 e dedicata al fondatore della maison, prodotta con chardonnay e pinot noir (della medesima annata, ça va sans dire) e provenienti da terroir grands cru tra i più vocati della Montagne de Reims e della Cote de Blancs. Per fare pari e patta non poteva certo mancare un’alternativa rosé anche su una cuvée millesimata e rosata. Questa è stata dedicata a partire dal 1988 ad Elisabeth Salmon (sui 150 euro), co-fondatrice della maison di Mareuil sur Ay e moglie di Nicolas François. Rispetto al rosé non millesimato qui il colore e i sentori assumono toni cromatici e olfattivi sicuramente più complessi, ma, ve lo dico sinceramente, io rimango affezionato a quel flacone che ho troppo raramente condiviso con una bella ragazza e un cestino di fragoline di bosco ben mature.
CLOS ST - HILAIRE - Ma al risveglio ti vuoi far mancare un Clos St.Hilaire? Una maison di Champagne deve pensare anche per la sua sommità di gamma, dove ci deve essere qualche cosa che possa rivaleggiare con i top di gamma di Krug, con Philipponnat, con Salon o con Bollinger. E allora prego: Le Clos St.Hilaire (Blanc de Noirs), oltre a portare il nome del patrono del comune, porta anche una bella sfoltita di biglietti di piccola taglia dal portafoglio (almeno 400 euro per le annate nigliori), però il fascino del piccolo Clos di un solo ettaro di vecchie vigne piantate nel 1964 potrebbe portare la mente a sognare attraverso mille fini bollicine.