24 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
Nelle sale il 13 dicembre

Albanese: La mia è satira sociale

Sono grotteschi, amorali fino all'estremo, kitsch, e ottusi, i tre personaggi che Antonio Albanese nel suo ultimo film «Tutto tutto niente niente» trasforma in politici e fa entrare in Parlamento e nelle stanze vaticane

ROMA - Sono grotteschi, amorali fino all'estremo, kitsch, e ottusi, i tre personaggi che Antonio Albanese nel suo ultimo film «Tutto tutto niente niente» trasforma in politici e fa entrare in Parlamento e nelle stanze vaticane. «Viviamo in un momento psichedelico, grottesco, drammatico e comico allo stesso tempo. Con il mio film ho cercato di raccontare in chiave comica tre personaggi che sono tre cellule impazzite, ridicoli e negativi. Ma il film è anche un atto d'amore verso questo Paese, che amo profondamente. Io provo a sollevare dei dubbi e a fare leggere contestazioni» ha affermato l'attore.

I protagonisti del film diretto da Giulio Manfredonia (nelle sale il 13 dicembre) sono il politico calabrese simbolo della corruzione, Cetto, il leghista secessionista e razzista Olfo, che sogna l'annessione del suo paesino all'Austria, e il buffone lisergico Frengo: tutti e tre dal carcere arrivano direttamente in Parlamento perché ripescati nelle liste dei non eletti dall'anima nera della politica romana, il «Sottosegretario», interpretato da Fabrizio Bentivoglio.

Albanese, però, ha negato ogni riferimento diretto all'attualità, sottolineato che il suo non è un film di denuncia, mentre ha rivendicato il suo ruolo di inventore di «maschere» comiche: «E' vero che raccontiamo un pezzo del nostro Paese, ci siamo appoggiati alla situazione politica particolare di questi ultimi anni, ma a me interessa soprattutto la satira sociale: non volevamo certo fare un film politico, ma puntare sulle risate, rendendo ridicoli dei personaggi» ha spiegato l'attore.

Il Parlamento descritto da Albanese nel film è un luogo surreale, con politici vestiti con colori psichedelici, dove si gioca a ping pong, ci sono clown, saltimbanchi e ballerine di lap dance. In Vaticano, invece, Albanese fa entrare un pugliese che fuma hashish e vuole essere dichiarato beato prima di morire, e per questo vuole portare l'8 per mille alla Chiesa cattolica all'8%: «Anche quello è un omaggio alla mia religione, che io amo e difendo, e lo faccio proprio sollevando piccoli dubbi» ha affermato Albanese.

Secondo il regista questo è un film «ambizioso»: «Siamo entrati in terreni non vincolati al realismo: quella che raccontiamo è una realtà deformata, come piace ad Antonio. I riferimenti che ci sono nel film possono essere ad un periodo storico, ma non sono certo riferimenti diretti alla cronaca» ha detto Manfredonia.

Albanese, che ha smentito la notizia della sua presenza a Sanremo ora sta studiando un nuovo personaggio, che riflette bene lo spaesamento degli italiani: «E' uno con lo sguardo perso, che ha perso completamente i punti fermi: ce ne sono molti in giro così. In fondo tutti noi siamo scioccati e non sappiamo come reagire».